La Nuova Ferrara

Ferrara

LA DOMENICA

Levatoio e a senso unico

di STEFANO SCANSANI
Disagi al traffico per i lavori sul ponte del Po
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Disagi al traffico per i lavori sul ponte del Po

L'editoriale domenicale del direttore della Nuova Ferrara è sui problemi del ponte stradale sul Po

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“Di qua e di là del Po
sono tutti figli di Niccolò”
(detto proverbiale sul
marchese Niccolò III d'Este
che aveva dominio sul Ferrarese come nella regione storica transpadana)


«Le nostre relazioni con Ferrara? Buone. Molto buone. Ma alla fine che cosa ci rimane da condividere? Solo il ponte». Soltanto? Dite niente? Per i rivieraschi della sponda destra e sinistra del grande fiume è come parlare dello stretto di Bering, e il sindaco di Occhiobello sa cosa dice descrivendo questo vecchio arnese, questo transitabile inceppo. Daniele Chiarioni, uomo del Pd, di provenienza Ds e quindi Pci, venerdì è venuto in redazione per dire la sua sullo sgangherato ponte che collega la sua Santa Maria Maddalena alla nostra Pontelagoscuro, ovvero Occhiobello a Ferrara: due frazioni, due comuni, due province, due aree vaste, due regioni…

Sgranata questa lista, il problema e l'importanza dell'infrastruttura, che sta compiendo 70 anni, dovrebbero essere già focalizzate in tutta la loro emergenza. Invece non è così. Dei seicento metri di ferro, asfalto, pietre e cemento se ne parla ai vertici unicamente quando il Po s'ingrossa, quando il traffico va in congestione, quando qualche struttura lassù si spacca. Allora il Ferrarese di qua e il Rodigino di là scoprono quanto è vulnerabile il ponte e come dipenda da esso il reticolo delle strade e la connessione di gente che costituiscono il tutt'uno Ferrara-Occhiobello.


Larga parte dell'al di là del Po è infatti un artifizio geoaministrativo: pur essendo targato Rovigo gravita su Ferrara, nel caso di Santa Maria Maddalena è hinterland della città estense, un suo quartiere residenziale, un suo polo commerciale.


Il sindaco Chiarioni illustrando l'anagrafe occhiobellese conferma il legame, il centro di gravitazione: nel suo territorio comunale risiedono circa 12mila persone delle quali 9mila nella sola Santa Maria Maddalena; il 50 per cento degli abitanti è costituito da ferraresi che si sono trasferiti di là, ma fanno i pendolari, non c'è giorno che per lavoro, scuole, acquisti, divertimento, cultura, burocrazia, salute e sanità non sconfinino in Emilia.
E ciò avviene anche per i cittadini ferraresi verso l'immediato Polesine.


Lascio stare le fascinazioni della storia dei domini estensi transpadani o delle più o meno coincidenti radici culturali, piuttosto insisto sulla relazione strategica fra il di qua e il di là.
Il ponte per questo è un filo vulnerabile (guardate le foto aeree) che tiene uniti due pezzi parenti di Valpadana, interdipendenti. Imbuto, strozzatura, budello.


E non voglio credere che l'impegno pallido di Ferrara per l'infrastruttura stradale sia giustificata addirittura dagli assetti confinari che non farebbero dialogare l'Emilia con il Veneto; dal servizio sanitario pubblico e privato attivo sull'altra sponda che attrae sempre più utenti ferraresi; dall'imminente apertura dell'outlet della moda a Occhiobello che per i commercianti di qua era e rimane il babau.


Ne è testimonianza il no secco al raddoppio dell'esistente o all'edificazione di un ponte nuovo da parte della Confesercenti e dell'Ascom ferraresi. Secondo loro il sindaco di Occhiobello vuol portare il baricentro verso l'outlet della moda che prima o poi aprirà.


Rispetto a Ferrara il vicino Polesine non è un corpo estraneo: è una sua enclave socioeconomica in area veneta. Ne consegue che il ponte con le sue rampe e i suoi giunti è un tendine molto importante, direi un'articolazione strategica. L'impulso di Occhiobello non è soltanto quello di stare/sentirsi a sud del Po. Il sindaco Chiarioni ammette che quando tirava aria di ridisegnare le province la sua gente, come quella di molte comunità transpadane, da Stienta a Polesella, senza alcun dubbio avrebbe fatto l'impossibile per agglomerarsi al Ferrarese.


Il raddoppio dell'esistente o la costruzione di un manufatto nuovo più a monte (la seconda ipotesi è più fantascientifica della prima) restano gli obiettivi dell'amministrazione occhiobellese. Per Ferrara venerdì si è espresso l'assessore Aldo Modonesi, che non si tira indietro. Ha annunciato che la visita del ministro Delrio con il capo dell'Anas Armani il 21 marzo per l'inaugurazione della Tangenziale Ovest sarà l'occasione per la consegna di un dossier sul ponte. Là infilato ci sarà anche il Protocollo d'Intesa che nel 2008 sottoscrissero i Comuni di Ferrara e Occhiobello e le Province di Ferrara e Rovigo

. Non coinvolti allora: la Regione Emilia Romagna e la Regione Veneto che oggi, invece, devono essere obbligate a scoprire l'esistenza dell'imbuto, strozzatura, budello fra la città dell'Emilia settentrionale e il meridione del Veneto. Cioè quel pezzo d'Italia che una volta si sarebbe chiamata la porta del Nordest. Ma anche quel mito si è svigorito con la crisi. La conferma arriva dal sindaco Chiarioni al quale ho posto una domanda cattivella: che ne pensa del sindaco di Ferrara, Tagliani, s'impegna per il ponte? Replica: "È molto attivo e presente. Per tutti sono anni difficili. Se potesse gestire Ferrara con le risorse di dieci-quindici anni fa… Le relazioni sono buone".

Così buone che, stringi stringi, che cosa rimane fra Ferrara e Santa Maria Maddalena? Il ponte. Che per Confesercenti e Ascom di Ferrara deve essere però levatoio e a senso unico (dal Veneto verso il centro storico della nostra città). Più o meno come ai tempi di Niccolò, che aveva le botteghe al di qua del Po.


Stefano Scansani
s.scansani@lanuovaferrara.it
 

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