Rispondi a 19 domande e scopri il cronotipo
Ai lettori della Nuova proponiamo il test “gufi o allodole” del Cet di New York Il questionario è utilizzato per scopi clinici negli studi sui disturbi del sonno ECCO IL TEST
FERRARA. Dimmi quanto (e quando) dormi e ti dirò che cronotipo sei. In tutto il mondo più di un milione di persone si è sottoposto al test AutoMeq (Automated Morningness-Eveningness Questionnaire) pubblicato sul sito internet del Cet, Center for Environmental Therapeutics di New York (per un’interpretazione dei risultati: http://www.cet.org/translated-self-assessments/italiano/), un centro che vanta studi fondamentali nel campo della cronobiologia e delle ricerche sui ritmi circadiani, ovvero i cicli quotidiani di attività e riposo regolati dal nostro orologio interiore. Un test - quello pubblicato a fianco per stabilire se siamo allodole mattiniere o gufi nottambuli - che lo scorso settembre è stato presentato anche in occasione di Unifestival, iniziativa del nostro Ateneo dedicata al tema della cronobiologia dove a Ferrara è stato, ed è, “pioniere” il professor Roberto Manfredini con il suo staff.
Oggi la “Nuova Ferrara” ve lo ripropone, rafforzando così una sorta di “gemellaggio alato” tra la città estense e la Grande Mela. È sulle ali dei gufi e delle allodole, infatti, che è intercorsa una corrispondenza tra il nostro quotidiano e il Cet per poter pubblicare il questionario, scaricabile su internet ma per il quale sono necessarie specifiche autorizzazioni per un utilizzo non personale o non strettamente legato a fini clinico-terapeutici.
Perché quello che trovate qui a fianco è un vero e proprio strumento di conoscenza e interpretazione della propria “identità circadiana”, un fattore che sta assumendo un peso sempre più consistente non solo nella diagnostica (incidendo sulla lettura dell’anamnesi di un paziente), ma anche nell’organizzazione della quotidianità.
Ecco dunque, dopo il via libera da parte del Cet, le 19 domande che forniscono una veste scientifica a quelle che finora avete solo liquidato magari come la tendenza a essere un po’ pigroni al mattino o pantofolai alla sera. Il punteggio dunque vi collocherà in uno dei cinque cronotipi, tenendo presente che i gufi “puri” e le allodole “pure” sono delle rarità, e che la maggior parte delle persone risulta avere una propensione per l’uno o l’altro tipo.
Il questionario indaga minuziosamente le abitudini e i comportamenti relativi al sonno e alla veglia, e che a loro volta risultano legati a doppio filo ai fenomeni ciclici dell’organismo. Uno dei tanti “marcatori” esplorati dal test, ad esempio, è il rapporto con la sveglia. Tanto più siamo allodole tanto meno saremo dipendenti da quel’odiata sentinella da comodino che ci avverte quando è ora di alzarci. Se siamo gufi, al contrario, non solo abbiamo bisogno di una scossa per metterci in piedi, ma nella prima mezz’ora dopo il risveglio saremo ancora semiaddormentati e con lo stomaco chiuso. Le allodole, invece (soprattutto quelle “assolute”) non avrebbero problemi nemmeno a lanciarsi in una seduta di fitness dalle 7 alle 8 del mattino.
L’utilizzo clinico di questo test sta incontrando ampia diffusione in svariate applicazioni. In particolare al Cet di New York viene somministrato a pazienti che devono essere sottoposti alla “terapia della luce”, un trattamento proposto per la cura di disturbi depressivi o disordini affettivi stagionali (Sad), conosciuti anche come depressione d'inverno (winter blues) e depressione d'estate, (summer blues): non è raro, infatti, che persone senza problemi di salute mentale accusino forti sbalzi d’umore soprattutto in coincidenza dei cambi di stagione.
È anche attraverso un test come “gufi o allodole” che questi temperamenti saturnini sono stati meglio definiti dal punto di vista medico-scientifico e sono diventati oggetto di trattamenti innovativi come la terapia della luce. Il test, come spiegano gli studiosi statunitensi (e in particolare Raymond Lam dell’Università British Columbia) rappresenta una guida per ottimizzare la terapia e graduare al meglio i tempi di esposizione alla luce dei pazienti. Un’ulteriore conferma di come le frontiere della cronobiologia siano in continua evoluzione.
Alessandra Mura
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