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cronobiologia: le ricerche unife

Siamo tutti più gufi dei nostri antenati

Gli studi del professor Manfredini e del suo staff: come il cronotipo può essere un alleato

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È un mondo “gufizzato” quello modellato dai ritmi dei Paesi industrializzati. Tra le varie applicazioni della cronobiologia, l’approccio sociologico è tra i temi su cui si è focalizzata l’attenzione degli studi del professor Roberto Manfredini, medico internista e direttore di Clinica medica dell’azienda ospedaliero-universitaria Sant’Anna di Ferrara. La progressiva perdita di sincronia tra il ciclo naturale luce-buio e i tempi di vita e di lavoro (basti pensare all’illuminaziona artificiale delle città o ai turni di notte) determina una sorta di “jet-lag” sociale che può avere effetti sulla salute e sull’umore. Un ulteriore fattore “gufizzante”, spiega Manfredini, è rappresentato dalle nuove tecnologie e dallo spazio crescente occupato nella nostra vita da internet e dai social network. L’utilizzo di dispositivi elettronici nelle ore serali, in particolare, tende a posticipare ulteriormente l’ora in cui si va a dormire, non solo per il tempo speso davanti allo schermo, ma per l’azione che la luce blu emessa da computer, tablet e cellulari (ma anche dalla televisione) produce sul nostro metabolismo, bloccando ad esempio la melatonina e traducendosi poi in difficoltà a prendere sonno. Da qui il rischio di sviluppare la sindrome da deficit di riposo, con conseguenze negative per corpo e mente. Bastano queste considerazioni a far capire l’importanza degli studi di cronobiologia e la definizione dei cronotipi, studi che in larga parte si sono già conquistati il ruolo di “consulenti” in ambiti delicati come la Medicina del Lavoro e la pedagogia per la valorizzazione dell’apprendimento scolastico. Nel primo caso le ricerche si sono rivelate utili per attenuare gli effetti di quel “jet-lag sociale” che insorge non solo per lo sfasamento tra cicli naturali e imposti, ma anche in tutte quelle “allodole” costrette a ritmi da “gufo” e viceversa. Un esempio? È su “suggerimento” della cronobiologia che i turni del personale infermieristico sono stati modulati non più su base settimanale (costringendo l’organismo a continui adattamenti e sconvolgimenti) ma su base giornaliera, con cambi più veloci così da non lasciare il tempo di imprimersi sulla “memoria” dell’organismo. E ancora: individuare il proprio cronotipo ci aiuta a capire qual è il momento della giornata in cui siamo al massimo della forma e della lucidità e, quando è possibile, organizzare nel modo più vantaggioso a gli impegni professionali. Quell’orologio interno scritto nel nostro dna (e definito da un pacchetto di 80 geni), insomma, può diventare il più formidabile degli alleati o il più insospettabile dei nemici. Alla cronobiologia il compito di far sì che stia dalla nostra parte.

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