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Un ospedale attento al genere

Un ospedale attento al genere

La differenza tra uomo e donna nella cura e prevenzione

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ARGENTA. Prevedere più attenzione al genere che non vuol dire al sesso, dell’essere cioè uomo o donna, ma alle differenze esistenti nelle malattie e quindi ai sintomi. Assodato questo concetto, nasce la necessità che il personale ospedaliero (medici e infermieri) debbano essere informati sui comportamenti da tenere ma altrettanto dovranno fare i medici di famiglia. Così pure la persona qualunque dovrà avere maggiore attenzione ad esempio cambiando gli stili di vita. Sarà questo l’obiettivo che si prefigge il progetto “Argenta: un ospedale attento al genere”. Un progetto pilota che vedrà il “Mazzolani-Vandini” fra i primi ad avere maggiore attenzione a questa medicina comparativa tra uomo e donna. Un cambio di rotta che è iniziata in questo giorni e che non finirà mai in quanto c’è sempre la necessità di un constante aggiornamento scientifico ma che comunque, nel giro di 12 mesi, dovrebbe dare i primi risultati. Ieri pomeriggio, presente il direttore dell’ospedale argentano Antonio Di Giorgio, oltre al saluto del sindaco Antonio Fiorentini contento che l’ospedale argentano si lega sempre più alla comunità e ai bisogni dei cittadini, è spettato alla psicologa Fulvia Signani, responsabile del progetto, spiegare quanto sia importante l’iniziativa che parte da Argenta e dovrà arrivare ai 42 mila operatori sanitari della regione. Di qui l’annuncio dell’avvio della campagna informativa attraverso volantini e depliant, materiale che dovrà raggiungere la popolazione. Ma altrettanto interessanti sono risultati gli interventi dei relatori intervenuti su “I sintomi dell’infarto nella donna e nell’Uomo”. Ed è qui che Paolo Gruppillo (primario della medicina del Mazzolani-Vandini), parlando delle differenze di genere nelle cardiopatie, ha lanciato precisi messaggi per far in modo che la teoria diventi pratica. Sulla stessa lunghezza d’onda Biagio Sassone (primario cardiologia di Cento e del Delta) che da tempo si occupa della morte improvvisa e della necessità di sensibilizzare l’opinione pubblico proprio sulle differenze di genere in questo settore. Del ruolo invece, del medico di famiglia, ha relazionato con dovizia di particolari Rita Marchi, la quale ha suggerito che «il cambio degli stili di vita può fare molto di più della solita pastiglia».(g.c.)

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