La Nuova Ferrara

Ferrara

Intervista in auto

L'assessore a bordo sul ponte vecchio

di STEFANO SCANSANI
L'assessore a bordo sul ponte vecchio

In viaggio con Modonesi da Ferrara a Santa Maria Maddalena. «Il nuovo baricentro strategico della città è a sud, non a nord»

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FERRARA. Ferrara, il Doro, il Barco, Pontelagoscuro, il curvone, la rampa e poi il mondo veneto. Sembra un viaggio a tappe verso l’estero. Andiamo all’estero? Così ho invitato l’assessore comunale ai lavori pubblici a partecipare in auto ad un espatrio di neanche mezz’ora, al di là del Po.

Oltre. Vale a dire a Santa Maria Maddalena, territorio di Occhiobello, Rovigo. Sembra che tutte le geografie confinarie facciano groviglio sul ponte interrotto.

Un giunto è saltato, gli operai sono al lavoro su un pezzo di ricambio lungo neanche otto metri e largo uno: un niente, ma capace di mandare in tilt il traffico urbano del settentrione dell’Emilia Romagna e del sottopancia polesano del Nordest.

Aldo Modonesi risponde volentieri all’invito. Gli piace l’idea del giornalismo da viaggio. Non ha la patente di guida. Non lo ritiene un peccato. Quando compì i diciotto e poi i vent’anni rimandò, e rimandò tanto che per lui guidare non è più un desiderio e nemmeno una necessità.

È mezzogiorno passato e via Padova è sgombra. Solo all’ultimo semaforo ferrarese prima del curvone e della salita col facciatone rosso di Semeraro che ti saluta, comincia la coda. Auto e camion in fila paziente. Il ponte s’è rotto, il ponte è vecchio, il ponte è stretto, il ponte è un problema, possibile che non ne abbiate mai parlato con l’amministrazione dell’altra sponda? Non un tavolo, che ai politici piace.

Modonesi risponde pronto: «I contatti con gli amministratori di Occhiobello ci sono stati e ci sono, ma su temi specifici, ad esempio sui servizi. La principale linea del trasporto urbano Tper, la 11, collega Ferrara a Santa Maria Maddalena e viceversa».

Il semaforo è ancora rosso. Lo si vede all’orizzonte della coda, mentre dall’altra parte scendono i mezzi che hanno attraversato il cantiere, sempre più stretto. Certo che, Modonesi, questo è un posto vulnerabilissimo per i trasporti, le relazioni, l’economia... «Sì, convengo. In questi anni si è fatto moltissimo per le infrastrutture della città.

E, guardi, che il baricentro strategico di Ferrara è a sud, non a nord». Sul sedile del passeggero l’assessore fa l’elenco: «la Cispadana parte dal casello di Ferrara Sud e ci collegherà con i territori del’Alto Ferrarese, con Modena e l’Autobrennero, con l’intersezione con la Ferrara-Mare, Comacchio e quindi Ostellato dov’è previsto il tracciato della Nuova Romea, e quindi Argenta e la Statale 16...».

Le piace scelta sudista? Modonesi sorride, dice che è una definizione giornalistica svelta: «È una scelta che avvicina finalmente Ferrara al polo del porto di Ravenna e la Romagna da una lato, al polo modenese e ai flussi di traffico dlel’Autobrennero dall’altro». Ma il ponte che si incomincia a stagliare dopo che la colonna è ripartita (4 minuti d’attesa) è ancora lo stesso, acciaccato e fuori dal tempo.

Grigio, si perde nel grigio del cielo e nell’altrettanta tinta del fiume. Per questo ponte s’è dormito, assessore? «Assolutamente no - s’affretta Modonesi - piuttosto come ha detto il sindaco Tagliani ci sono state delle reciproche omissioni.

Prima fra tutte quella del 2008 quando i Comuni di Ferrara e Occhiobello e le Province di Ferrara e Rovigo sottoscrissero un Protocollo d’Intesa per un ponte nuovo. In quell’accordo erano assenti i pezzi forti, cioè le Regioni che siedono al tavolo governativo il quale decide la priorità degli interventi».

L’assessore spiega le omissioni, cioè il tempo perso, ma non invano: «L’impegno per la modernizzazione delle infrastrutture viarie c’è stato di qua e al di là del Po, basti rammentare che cosa significa per la sponda veneta il raccordo con la Vicenza-Valdastico o i tanti interventi in territorio rodigino. Ci si è concentrati ognuno sulla sua area, forti anche del fatto che la viabilità alternativa è rappresentata dalla A13 la quale ha reso meno pressante ed evidente il problema del ponte».

Eccolo lì il problema del ponte, fuori dal finestrino sinistro. C’è il cantiere aperto. I mezzi rallentano perché la carreggiata si stringe, c’è gente al lavoro, ed è insopprimibile la curiosità di vedere da dove nasce tutto questo caos, da undici giorni.

È stata sostituita una costola al ponte vecchio, le traverse che ogni pneumatico riconosce quando lo percorre con un piccolo sobbalzo, un sonoro inconfondibile: gomma contro metallo. Ponte vecchio. E quello nuovo immaginato da Chiarioni, sindaco di Occhiobello, è fantascienza?

Modonesi: «Dico che nella nostra programmazione urbanistica un investimento del genere è fuori scala. Sessanta milioni rischiano d’essere pochi. L’opera rivoluzionerebbe gli assetti della città, rappresenterebbe un incredibile consumo di suolo, sconvolgeremmo la zona di Casaglia, taglieremmo a metà la campagna, ridisegneremmo la golena...». E così lei, Modonesi, passerebbe alla storia come il grande asfaltatore. «No. Io ho i piedi per terra».

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