La Nuova Ferrara

Ferrara

la sentenza

Condannato per i ricatti a tre ditte

di Daniele Predieri
Condannato per i ricatti a tre ditte

Ferrara, pena di 4 anni e mezzo all’ex funzionario dell’Agenzia delle entrate, accusato di concussione. La difesa: ricorso in appello

2 MINUTI DI LETTURA





Per quasi due ore, la difesa ha tentato di spiegare che non vi era stato nessun ricatto, nessuna concussione da parte dell’ex funzionario dell’Agenzia delle entrate di Cento, Enrico Sito, 50enne, imputato di aver fatto pressioni su tre imprenditori del centese e aver imposto loro, per addomesticare i rilievi fiscali delle verifiche in atto dell’Agenzia delle entrate di rivolgersi ad uno studio di commercialisti dove lavorava il figlio di Sito. Questa l’accusa, che la difesa dell’avvocato Alberto Bova ha tentato di demolire. Inutilmente, visto che ieri pomeriggio, il tribunale di Ferrara (Marini, Amore e Landolfi) ha condannato a 4 anni e mezzo Sito, andando ben oltre la richiesta di 3 anni e mezzo del pm Patrizia Castaldini in aula, la stessa che aveva seguito le indagini fin dall’inizio. Una stangata, senza giri di parole, per l’ex funzionario, da tempo allontanato dal suo ufficio, licenziato in seguito agli sviluppi dell’inchiesta giudiziaria e del processo . L’avvocato difensore di Sito ha già annunciato ricorso in appello: «Leggeremo le motivazioni - spiegava ieri sera Bova - e poi lo presenteremo». Un ricorso scontato vista la determinazione con cui Bova ha sostenuto la difesa di Sito, funzionario dell’Agenzia delle entrate che ha svolto nella sua carriera professionale centinaia e centinaia di verifiche fiscali, ad imprenditori di altissimo rilievo nel Centese, e sul cui conto non è mai emerso nessuna ombra. Fino a questo processo, fino ai rilievi e alle accuse che gli venivano rivolte da tre commercianti e imprenditori centesi: Andrea Gallerani, uno dei titolari della società di costruzioni Ceci; il concessionario e venditore di moto, Daniele Licalsi e il titolare della ditta Laba, Lamberto Ballanti. Tutti e tre costituiti parte civile con gli avvocati Cesare Benazzi e Riccardo Ziosi. Secondo l’accusa, dopo i controlli, Sito proponeva ai suoi «controllati», per addomesticare i rilievi fatti, di rivolgersi allo studio fiscale che li avrebbe seguiti nell'iter dei ricorsi: studio di Cento, in cui lavorava il figlio (secondo la difesa, solo due anni dopo i fatti).

Per l’accusa era concussione per fatti che si erano concretizzati tra il 2006 e il 2008: la ricostruzione - nonostante la difesa smentisse del tutto i rilievi della procura - ha convinto i giudici, da qui la condanna.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google