In Provincia restano 181 dipendenti, Polizia compresa
La Provincia esiste ancora, almeno fino al referendum sulle modifiche costituzionali, e deve funzionare garantendo la retribuzione ai dipendenti rimasti dopo i trasferimenti in massa di interi uffici...
La Provincia esiste ancora, almeno fino al referendum sulle modifiche costituzionali, e deve funzionare garantendo la retribuzione ai dipendenti rimasti dopo i trasferimenti in massa di interi uffici alla Regione e al Comune di Ferrara. Così l’altro giorno la dirigenza del Castello, guidata dal segretario generale Alessio Primavera, ha presentato ai sindacati la nuova pianta organica, che prevede 181 dipendenti e un gruppo ristretto di dirigenti. «Ci è stato detto che per il 2016 non ci saranno problemi per quanto riguarda gli stipendi, in quanto il bilancio si chiuderà bene - spiega Natale Vitali (Cgil Funzione pubblica) - ma già dall’anno prossimo si prevedono problemi, visto che lo Stato continuerà a tagliare trasferimenti. Infatti ci risulta che l’amministrazione non stia lavorando al bilancio triennale, come sempre successo finora, ma al solo budget 2016». Già nell’immediato restano aperti gli interrogativi sulla sorte dei Centri per l’impiego con i loro 49 dipendenti: entro maggio dovrebbe concretizzarsi il trasferimento all’Agenzia emiliano-romagnola, ma si attende da tempo la costituzione dell’Agenzia nazionale che dovrebbe rappresentare la loro “destinazione finale”. L’incertezza riguarda i tempi e le modalità di questo doppio trasloco, e di conseguenza chi sarà in questa transizione il datore di lavoro che dovrà pagare gli stipendi. «La nostra posizione è che questi addetti restino in carico alla Regione, distaccati poi all’Agenzia nazionale» spiega ancora Vitali.
Punti interrogativi anche sugli addetti delle numerose attività ancora in capo alla Provincia, delle quali è però prevista la progressiva chiusura. È invece stata trovata una soluzione per la Polizia provinciale, che resta dov’è senza confluire nelle Polizie locali.
Sulla riorganizzazione Cgil, Cisl e Uil definiranno una posizione comune il 15 marzo.
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