Omicidio Tartari, le “carriere” degli aguzzini: ladri, rapinatori, assassini
Constantin Fiti doveva essere in carcere, nel giugno 2015 scattò la sospensione della pena. Ivan Pajdek processato 20 volte con cumuli di condanne per oltre 10 anni. E Ruszo “pulito”
Mentre derubava, rapinava, picchiava, legava, imbavagliava e abbandonava moribondo, uccidendolo, Pier Luigi Tartari il 9 settembre scorso, Constantin Fiti (accusato di tutto questo, di cui si dichiara estraneo) avrebbe dovuto essere in carcere per tentato furto.
Sospeso per il codice. La pena di 2 anni di reclusione - però - decisa per lui dal tribunale di Ferrara il 12 gennaio 2015 era stata sospesa. Come vuole il codice di procedura. Anche se dopo la sospensione decisa il 25 giugno 2015 dalla procura di Ferrara non si sa più nulla dell’esito eventuale dell’istanza di Fiti per avere affidamenti in prova o domiciliari su cui avrebbe, poi, dovuto decidere il tribunale di sorveglianza: misure che servono per controllare le persone che si decide di non mandare in carcere.
Fuori dal carcere a gennaio.Era libero, liberissimo, invece, Ivan Pajdek, 51 anni, uscito dal carcere dell’Arginone pochi mesi prima il 24 gennaio 2015 , dopo aver espiato l’ultima “pena detentiva” accumulata nella sua carriera di ladro, inflitta dal giudice monocratico del tribunale di Ferrara. Libero, ma non “pulito”. A leggere, infatti, il suo casellario giudiziario vengono i brividi: 9 pagine fitte di precedenti, dati, alias, nomi e cognomi diversi, date e luoghi di nascita altrettanto discordanti, in cui vengono elencati 20 processi che ha subito, per fatti che vanno dal 1999 (pretura di Verona, furto in concorso) fino all’ultimo, furto in una casa a Codigoro, 17 maggio 2014: pena di 10 mesi che lo portò dentro l’Arginone e libero un anno fa, gennaio 2015.
Ruszo il più “pulito”. Il terzo, Patrik Ruszo, della banda di assassini accusata di aver ucciso Pier Luigi Tartari è il più “pulito”: il suo casellario è vuoto. Avrà quantomeno il drammatico record di sporcarlo subito con il precedente più grave previsto dal codice penale, omicidio volontario aggravato, rischio ergastolo, che chi dovrà giudicarlo potrà evitargli - forse - visto che confessò per primo, fece trovare il corpo di Tartari, e sappiamo in che condizioni fosse.
Potevano fermarla prima?
Leggendo gli atti del fascicolo sull’omicidio Tartari ronza la stessa domanda da giorni: poteva essere fermata la banda che lo ha ucciso? Servono le ricorrenti risposte facili che innescano le polemiche dei politici, ruvide, sul principio della “certezza della pena”?
Ma se nessuno e tutti hanno colpe (il sistema giudiziario è questo), i casellari degli assassini parlano da soli. Per Ivan Pajdek che accumula condanne, in 20 processi in 16 anni, per furto, ricettazione, falso in certificato, porto d’armi, falsa identità, furto in abitazione (sua specialità), guida senza conseguire patente, possesso di arnesi per scasso, falso a pubblico ufficiale.
Giro d’Italia dei reati. Reati che ha spalmato in mezza Italia, dove è stato processato: Verona, Parma Cesena, tanti a Ferrara, Cervia, Comacchio, Brezzo di Bedero (Varese), Forlì, Rimini. Nella sua carriera come tutti i ladri (condannati) ha cumulato pene, che non sono la somma delle condanne. Ma - si faccia attenzione - dal 1999, prima traccia sul casellario, gli presentano il primo conto solo il 27 luglio 2006 per 10 reati, 10 processi.
Primo cumulo di 5 anni.
L’esecuzione pena scatta quando la procura di Ferrara opera il cumulo delle pene per 5 anni, 4 mesi, 13 giorni e multe varie, applica l’indulto e per lui si aprono le porte del carcere, pena residua di 3 anni: resta in cella dal 12 maggio 2006 al 30 giugno 2008, poi esce con la riduzione pena per liberazione anticipata. Esce, ruba e combina guai. Nel 2010 è condannato per possesso e fabbricazione di documenti falsi: torna in carcere fino all’ottobre 2011. Dentro e fuori, ancora dentro l’ultima volta per furto ed esce dall’Arginone nel gennaio 2015. Poi si scatena, nei mesi che seguono: non solo nelle rapine violente che confessa (Mesola, Coronella, Villanova), ma tanti furti (testi dicono di aver visto la sua auto spesso piena di refurtiva).
Tre processi per Fiti. La carriera di ladro e raccogli guai di Costantin Fiti è più breve, ha appena 23 anni: tre processi per reati violenti, lesioni e resistenza, poi ricettazione e tentato furto: 11 mesi di condanne più altri 2 anni per cui aveva avuto la sospensione della pena nel giugno scorso. Un diritto previsto dai codici, che spetta a tutti coloro che hanno procedimenti giudiziari a carico. La sua pena era sospesa, avrebbe dovuto presentare istanza entro 30 giorni per misure alternative; poi il tribunale di sorveglianza doveva decidere entro 45 giorni. Non sappiamo se sia accaduto tutto questo dal punto di vista burocratico. Ma ronza sempre la stessa domanda: non si potevano fermare prima gli assassini di Pier Luigi Tartari?
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