Carife, barrata anche la strada del ricorso alla Corte europea
La paradossale spiegazione governativa: manca la procedura d'infrazione
FERRARA. I paradossi nella vicenda Carife si accavallano. L’ultimo in ordine di tempo è stato sfornato da «fonti di settore» riportati ieri dalle agenzie, che giustificano in questo modo la differenza di linea governativa sui casi Tercas e Carife più altre tre: «Sul no della Commissione Ue al salvataggio Fitd delle 4 banche non può essere presentato ricorso alla Corte di giustizia europea (avanzato invece due giorni fa per l’analogo divieto sull’istituto abruzzese, ndr) perché da Bruxelles non è mai stata avviata un’istruttoria formale. Mancando questa, difettano gli elementi per un ricorso». Cioè, visto che governo e Bankitalia non hanno voluto andare fino in fondo su Carife, sfidando la Commissione Ue ad avviare una procedura formale d’infrazione per aiuto di Stato, allora non si può neanche chiedere il vaglio di un giudice terzo.
La beffa è che le motivazioni del ricorso su Tercas, salvata con un fondo volontario aggira-Ue che per mesi s’ipotizzò anche per Carife (poi l’ipotesi sparì), sarebbero adattabili anche alla vicenda ferrarese. In particolare, viene ribadito che il Fidt è un organismo di diritto privato senza influenze pubbliche, e che per lui è meglio intervenire nel capitale di una banca per salvarla, piuttosto che rimborsarne i correntisti in caso di liquidazione.
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