«Carife in autunno era ko. È stato salvato il salvabile»
Calvano (Pd): il governo non è prono all’Ue, sul Fitd si erano spesi tutti in città. Ora conta rimborsare i risparmiatori non informati. Arbitrato senza esclusioni
FERRARA. La memoria di Bankitalia che svela gli avvertimenti Ue datati autunno 2014 contro l’intervento di ricapitalizzazione delle banche in crisi sono la “pistola fumante” di un delitto compiuto dal governo nei confronti di Carife? Nell’impossibilità di ottenere risposte su questo punto dal ministro Pier Carlo Padoan, ecco al suo posto Paolo Calvano, segretario e consigliere regionale Pd, che prova come in passato ad arginare gli attacchi contro governo e partito di maggioranza.
Il Mef sapeva tutto nove mesi prima dell’assemblea sul già traballante aumento di capitale Fitd. Ha ragione chi parla di banca trascinata al disastro?
«Dico che quando il dito indica la luna, c’è chi si fissa sul dito... La luna in questione l’ha messa nero su bianco il tribunale di Ferrara nella sentenza sull’insolvenza della banca. Scrivono, i giudici, che a settembre 2015 Carife era tecnicamente fallita, con patrimonio azzerato e 6 milioni di euro di perdite al mese. Questa era la situazione due mesi prima del decreto Salva-banche, che quindi non può essere imputato di aver causato la fine di Carife. Il sindaco di Bondeno ha fatto benissimo a chiedere un incontro di tutti i suoi colleghi con il presidente di Nuova Carife, così potrà sentire quanto Nicastro ha già detto a noi in commissione regionale: queste erano banche del territorio che hanno pensato di fare affari fuori ma è andata male. Per come la vedo, il ricorso al Fondo interbancario è stato un ultimo tentativo per risollevare una banca che non aveva trovato acquirenti, ma negli stessi documenti pre-assemblea si chiariva come non vi fossero certezze sulla sua approvazione da parte dell’Ue».
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Sì, ma con l’Europa non si è voluti arrivare fino in fondo, a differenza di Tercas che adesso è salva con danni minori per i risparmiatori. Perché?
«Non mi sembra proprio che il governo sia prono all’Ue, le ultime vicende lo smentiscono. Ha dovuto, questo sì, prendere atto che le regole sono state cambiate dopo che alcuni Stati avevano salvato le loro banche con soldi pubblici».
In alternativa allo scontro frontale con l’Ue c’era sempre la strada di una soluzione diversa, sull’esempio Tercas: il tempo non mancava.
«Sulla soluzione-Fitd si erano attivati tutti, in città: non è andata bene. Il salvabile a quel punto erano dipendenti e correntisti, ma non per questo, dico ora, sono sacrificabili i risparmiatori».
Veniamo allora ai rimborsi per questi ultimi, cioè l’arbitrato. Come dovrebbe funzionare secondo lei?
«Riteniamo che i risparmiatori abbiamo firmato in molti casi documenti senza adeguata informazione e trasparenza. La battaglia da fare, come Pd, è quindi di far uscire in fretta ma soprattutto bene il decreto sui criteri dell’arbitrato, per spendere al meglio i 100 milioni disponibili. I tre pilastri dovrebbero essere un arbitrato non unilaterale ma conciliativo, con possibilità d’interloquire con l’arbitro; il principio di giustizia, non solo di equità, secondo il quale chi è stato truffato ha diritto ad essere risarcito del danno; se i truffati sono tanti, i 100 milioni vanno aumentati».
Cosa intende per truffa? Se è il reato penale, ci penseranno i tribunali, non l’arbitro. E se si vuole porre come filtro all’entrata dell’arbitrato, il rischio di tagliar fuori quasi tutti i risparmiatori Carife è concreto.
«Per truffa intendo una situazione di poca informazione e trasparenza. Credo che quanti si ritengano in questa condizione debbano potersi presentare di fronte all’arbitro, che poi deciderà».
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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