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«Gli stabilimenti balneari hanno il cappio al collo»

«Gli stabilimenti balneari hanno il cappio al collo»

Concessioni, la direttiva Bolkenstein fa sempre paura. Incontro indetto dal Sib «Serve in breve tempo una decisione politica, pronti ad andare a Bruxelles»

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PORTO GARIBALDI. Gli stabilimenti balneari sono «con il cappio al collo, a livello locale i politici hanno lasciato andare il problema, c’è una volontà del governo attuale di non trovare una soluzione; e di andare a Bruxelles a far valere i nostri diritti». Così ha esordito Giuseppe Carli responsabile locale del Sib e titolare del Bagno Astor che ha aperto l'ennesima tavola rotonda sul tema “Bolkestein”, che riguarda circa 150 bagni sui Lidi strutturati in sistemi familiari. Attività che negli ultimi anni hanno subito il raddoppio del canone demaniale, e tutta una serie di aumenti di tasse e imposte, attività storiche che rappresentano il 10% del Pil nazionale un eccellenza mondiale e che rischiano di andare nelle mani di grandi investitori stranieri. Ospite atteso del confronto Simone Battistini, in duplice veste di presidente coord. Regionale Sib (sindacato italiano stabilimenti) e a sua volta titolare di stabilimento balneare in Romagna, riuniti circa 25 “bagnini”, in rappresentanza dei lidi Spina, Estensi, Porto Garibaldi e Volano che hanno partecipato all'incontro con attenzione, intervenendo con domande e manifestando la loro preoccupazione e volontà di trovare una via d'uscita. Battistini ha esordito ricordando che «quasi tutti noi abbiamo una concessione fino al 2020 e se la Corte si esprimerà, come temo, in maniera negativa, sarà poi annullato il regime di auto-tutela, e si avrà una concessione che non ha nessun valore con il rischio di andare a “bando o asta o meglio evidenza pubblica“ nel 2017 e a quel punto il governo metterà in infrazione i Bagni e in quest'ottica i sindacati chiedono che il governo intervenga prima della sentenza con una legge di “periodo transitorio”, con una legge, subito, che includa il valore commerciale dell'attività che incentivi gli investimenti, l'idea sarebbe di un periodo di almeno di 30 anni per intervenire poi successivamente; il rilascio di nuove concessioni dove è possibile a bando, con durata uguale a quelli già presenti». Nel lungo intervento Battistoni ha illustrato anche le altre vie che altre Regioni stanno provando per uscire da questa situazione. L'ultima strada, che comunque i sindacati non appoggiato, è unirsi e presentare un accordo “di programma alla politica” che mettano sul piatto somme importanti ai Comuni da spendere in opere pubbliche per avere una concessione di 20/25 anni, «prima in ogni caso ci sarebbe da fare accordi con norme nella Ue; a ogni modo bisogna fare pressioni sulla politica per fare sentire che vogliamo tenerci la nostra attività». Battistoni ha sottolineato che «sia molto difficile uscire dalla Bolkestain, ma bisogna rivedere il diritto comunitario soprattutto con l'attuale politica italiana». A questo punto è necessario «un confronto governativo entro marzo con le associazioni e le Regioni, in ogni caso si deve trovare una soluzione entro settembre: se stiamo fermi il Comune potrebbe scriverci tra qualche mese dicendo che l’atto che ci ha rilasciato in forza della legge e non è più valido, poi ci sarà un annullamento del Tribunale e poi sarà fatto un bando con le modalità che stabiliranno». Carli quindi ha sottolineato che «la soluzione della Bolkestein è politica e che la direttiva si rivolge ai concessionari e basterebbe cambiare la parola in affittuari; i bagnini non sono concessionari ma affittuari». La riunione si è chiusa evidenziando l'assoluta necessità di accelerare i tempi in Regione salvaguardando gli investimenti di intere famiglie e di un’attività caratteristica del turismo italiano.

Caterina Bonazza

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