«Manca un punto di incontro comune»
La nostra economia non potrà decollare finché non si costituirà un tavolo di convergenza e confronto tra pubblico e privato
Diego Benatti da pochi mesi è il nuovo direttore della Cna, l’associazione degli artigiani che si appresta quest’anno a festeggiare il 70 anni di attività.
Direttore, come è cambiata la Cna ferrarese rispetto al lontano 1946, quando è nata?
«Siamo sicuramente un pezzo di storia di questo territorio, siamo passati in questi anni dall’artigiano maniscalco al riparatore di biciclette, al calzolaio, professioni che ancora abbiamo, per arrivare ai makers e alle imprese digitali. Oggi abbiamo il compito di coniugare la tradizione con l’innovazione. Abbiamo valori, e il primo fra tutti è la libertà di impresa, e opportunità, e la prima fra tutte è lo sviluppo delle imprese. Questa è la nostra sfida».
Lei ha raccolto l’eredità di Corradino Merli, direttore Cna per 21 anni, cosa le ha lasciato?
«Innanzi tutto devo ringraziare chi mi ha preceduto, la Cna è l’associazione in assoluto più forte potendo contare su 5mila soci, 9mila imprenditori, 5mila soci pensionati, oltre a 12mila dipendenti per un totale di quasi 25mila persone che ruotano intorno alla nostra associazione. L’eredità avuto è di pregio anche perché è stato trasmesso il valore del cambiamento e dell’innovazione. Abbiamo avuto un ultimo decennio terribile, tra crisi economica e terremoto e se siamo ancora qui compatti è merito di chi in questi anni ha guidato la Cna».
A proposito di crisi. Come vede l’attuale congiuntura nel ferrarese?
«Siamo ancora fermi, purtroppo. Per far ripartire l’economia ferrarese occorrerebbe un luogo, un tavolo dove pubblico e privato possano confrontarsi e convergere su determinati obiettivi. Cosa che al momento manca nel nostro territorio. Abbiamo perso punti di riferimento, come la provincia, le aree vaste non sappiamo ancora cosa siano veramente, assistiamo a processi di accorpamenti camerali e di associazioni. A mio avviso servirebbe sedersi tutti intorno ad un tavolo per discutere e prevedere insieme 3 o 4 progetti di sviluppo».
Le associazioni di categoria sembrano però troppo divise e litigiose...
«Questo è uno problema da affrontare. Ci sono troppe divisioni, si litiga per un tavolino o per il colore delle luminarie, facciamo polemiche sul ponte sul Po o sul Palaspecchi. Occorre invece incontrarsi e marciare uniti, altrimenti è tutto più difficile. Il bene del territorio lo si costruisce insieme con la giusta coesione tra pubblico e privato».
La polemica del ponte sul Po come la vede?
«Arriviamo fuori tempo massimo. Bisogna considerare l’outlet come una forma di sviluppo. Si cresce anche attraverso la collaborazione tra territori. Perché occorre guardare anche al vicino Veneto. A questo aggiungo: perché non si arriva fino in fondo al progetto idrovia che appare ancora lontano».
Sul Palaspecchi il sindaco Tagliani di aspettava maggiore sostegno da parte delle associazioni...
«Con tutto il rispetto, non siamo mai stati coinvolti in una discussione sul Palaspecchi, nessuno ci è venuto a chiedere niente».
Lei sta muovendo critiche ben precise al sistema ferrarese, ma ha anche qualche proposta da proporre?
«Come ho detto è fondamentale su alcuni obiettivi essere tutti uniti, associazioni e istituzioni per avere più voce in capitolo e peso specifico. Direi che bisognerebbe partire da un maggior coinvolgimento sulla richiesta di infrastrutture più moderne e adeguate al territorio. Ho molto apprezzato il dossier sulle strade che proporrete al ministro Delrio durante la sua prossima visita a Ferrara. Quindi puntare sulle vie stradali, come la nuova Cispadana, ma non solo, anche le vie d’acqua e qui ritorno sui ritardi del progetto idrovia accumulati in questi anni. Il secondo punto riguarda i giovani e le imprese, invece di pensare a nuove aree produttive occorre dare incentivi per utilizzare i capannoni già esistenti e riutilizzare gli spazi vuoti, dando più impulso alla digitalizzazione, alla fibra ottica, a tecnologie più moderne. Ultimo aspetto su cui lavorare riguarda il turismo e la cultura, sia in città che ai Lidi, abbiamo visto anche i buoni risultati avuti dalla sinergia tra pubblico e privato che reputo fondamentale anche in altri settori».
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