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«Il degrado? Spostato ma non risolto»

«Il degrado? Spostato ma non risolto»

La Nuova Ferrara nei quartieri, affollatissimo incontro tra la nostra redazione e i residenti delle zone dello spaccio: le testimonianze e le proposte

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FERRARA. La Nuova Ferrara ha incontrato i cittadini, scendendo nel cuore del territorio della Gad, accolta da una sala della parrocchia dell’Addolorata gremita in ogni ordine di posto – oltre 130 le presenze - con un incontro – dibattito moderato dal direttore Stefano Scansani. E lo fa a tre giorni dall’anniversario, esattamente tre anni fa, della prima riunione che vide i primi passi, nel quartiere Giardino di quella realtà che divenne il Comitato Zona Stadio, ora associazione.

Per una sera la redazione si è trasferita in una delle zone dove spaccio e degrado, ma anche insicurezza e prostituzione sono all’ordine del giorno e dove la gente ha accettato di buon grado l’invito, fatto dal nostro giornale, di partecipare mettendoci la voce e la faccia, per testimoniare che “così non si può andare avanti”.

E sulla scia dello slogan scelto per la serata, “Il territorio siamo noi”, è iniziato alle 21 l’acceso dibattito sulla situazione del quartiere animata da spirito collaborativo fra cittadini e residenti che, senza colore di bandiera politica, si sono riuniti per proporre soluzioni condivise.

Apre la serata Massimo Morini, presidente associazione Comitato Zona Stadio, che sottolinea come «questa riunione sia stata organizzata dalla Nuova nell’ottica di esprimere le criticità del nostro quartiere, la propria opinione e cosa si potrebbe e dovrebbe fare per risolvere la situazione».

A seguire, è stata la volta del direttore Scansani, che ha introdotto i temi caldi. «Sono qui da tre anni, a Ferrara, come voi siete partiti da qui, da questa sala, altrettanti anni fa. L’idea di questo incontro è venuta da un semplice motivo: voi siete gente di un quartiere, un luogo sobbollente e debilitante, gente che fa sentire la propria voce anche sui pedali, sulle biciclette. Questa forse è l’unica maniera permessa dalla legge per interrompere e disturbare un fenomeno che non è una noia, ma un qualche cosa in più». E se le edicole, da luoghi di ritrovo, sono diventate testimonianze di piena crisi, «così si è pensato di entrare in casa dei lettori, in una sorta di finettiana assemblea condominiale che si trasforma in una assemblea di città».

E così come in un condominio affollato, numerosissimi sono stati gli interventi dei cittadini che hanno sottolineato come «la situazione sia insostenibile». Fra i tanti, Roberto Zaramella, residente del Grattacielo, inizia il dibattito sottolineando che «ci troviamo qui a discutere, ci proviamo. Non siamo stati noi a creare questo marasma, a portare degrado e spaccio sotto alle nostre case, ma le responsabilità ci sono. Se non andiamo bene a vedere il dove e il come, non inizieremo mai, in prospettiva, a sistemare il quartiere. Io abito al grattacielo dal 1973 e ho visto mutamenti non solo negli ultimi tre anni. Non si è risolto nulla: l’amministrazione nel corso di questi decenni ha fatto solo un teatrino. Le forze dell’ordine e l’amministrazione cosa hanno fatto? Semplicemente hanno spostato lo spaccio e la prostituzione dal grattacielo a via Oroboni, dalla stazione a piazzale Castellina, arrivando ora fino Garibaldi e davanti al Duomo».

Federica Achilli

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