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Santa Maria in Vado: sulle tracce del Barotti

di MICAELA TORBOLI

di MICAELA TORBOLI Par quasi di vederlo, in una luminosa mattina del maggio 1758, arrivare tutto trafelato e con la candida parrucca di sghimbescio alla chiesa di Santa Maria in Vado, per proseguire...

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di MICAELA TORBOLI

Par quasi di vederlo, in una luminosa mattina del maggio 1758, arrivare tutto trafelato e con la candida parrucca di sghimbescio alla chiesa di Santa Maria in Vado, per proseguire un lavoro di studio iniziato qualche anno prima: ma che dico lavoro, una vera e propria missione. Sotto braccio porta le cartelle piene di fogli, nell'altra mano regge gli attrezzi per disegnare e scrivere, penne d'oca, pastelli, calamaio portatile e righello. È don Cesare Barotti (1726-1782), sacerdote eruditissimo, figlio e fratello di altrettanto colti intellettuali ferraresi. Ha deciso di dedicarsi all'opera grandiosa di documentazione delle piante delle chiese di Ferrara e di tutte le lapidi ed epigrafi in esse contenute, con notizie sugli illustri defunti del passato, sperando di pubblicare tutto il materiale raccolto in un elegante in-folio. Purtroppo l'impresa non riuscirà fino in fondo, e tutto quanto don Cesare aveva elaborato rimase manoscritto. Anche così, costretta in una sorta di eterogeneo zibaldone, la sua eredità sta sempre alla base di ogni ricerca che si voglia fare riguardo la Ferrara monumentale di stampo religioso o su coloro che qui vissero e furono sepolti nelle chiese locali. Qualcosa di simile, nello spirito, ai futuri . Sepolcri di Foscolo o all'Antologia di Spoon River scritta da Masters, ma scevra di sentimenti e impostata secondo rigorosi criteri scientifici, pur rimanendo allo stato di bozza. Per non dimenticare, e così è stato: si tenga conto del fatto che gran parte di quanto studiato da Barotti è andato distrutto, tra rivoluzioni, guerre, demolizioni, e anche a causa delle smanie moderniste che tra Otto e Novecento vedevano con disgusto le tombe a pavimento, così che uniformi e lisci lastroni sostituirono quanto la storia ci aveva consegnato, ad esempio proprio a Santa Maria in Vado e a San Francesco. Perdita immensa, che è possibile in qualche modo colmare solo grazie ad appassionati come Barotti e altri studiosi che lo precedettero, ma senza la sua completezza. I codici barottiani, tutti appartenenti ai fondi della Biblioteca Ariostea, dal 2003 sono oggetto di pubblicazione, grazie alla sinergia tra Deputazione Provinciale Ferrarese di Storia Patria ed Università di Ferrara. Si è reso necessario suddividere la magmatica materia in gruppi di chiese dedicati ed accompagnati da aggiornamenti bio-bibliografici, ma per Santa Maria in Vado si è pensato ad un intero volume, il terzo della serie e fresco di stampa presso Este Edition. La valorosa curatrice, Corinna Mezzetti (archivista, paleografa e referente dell'Archivio Storico Comunale di Ferrara), ci racconta di persona con dovizia di particolari l'epica impresa di Santa Maria in Vado, portata a termine in dieci anni grazie all'impegno di una agguerrita squadra di studiosi incaricati dal saggio comitato scientifico. Ecco gli schedatori de Le iscrizioni sepolcrali e civili di Ferrara con le piante delle chiese - III - Santa Maria in Vado: Federica Bassi, Lucia Bonazzi, Massimiliano Bruni, Monica Cavicchi, Irene Galvani, Alessandra Massarenti, la curatrice stessa, Silvia Superbi che ha seguito anche bibliografia ed indici, Eleonora Testoni. Le elaborazioni grafiche di pianta ed iscrizioni superstiti sono di Stefania Ricci Frabattista. Menzione speciale per Alberto Andreoli (archeologo,storico del Medioevo, epigrafista) che con mano sicura ha eseguito tutte quante le descrizioni epigrafiche. In sostanza ci troviamo ad avere 161 ragguagli di tombe antiche e di profili personali, seguite da appendici collegate ad altri manufatti della chiesa, e precedute da alcuni saggi di ottimo livello ma soprattutto utili e chiari. Un bilancio di 683 pagine. Mezzetti specifica che il prossimo volume della serie barottiana riguarderà le lapidi del derelitto tempio di Sant'Andrea ridotto a rudere (ma che al tempo di Barotti era una delle chiese più belle di Ferrara), parte delle quali si trova ricoverata proprio nel chiostro di Santa Maria in Vado dal momento che è stato necessario trovare loro una decorosa sistemazione. Sarebbe opera meritoria se il Comune di Ferrara intitolasse una strada a Cesare Barotti, concittadino di altissime qualità culturali e civili, che merita senz'altro tale onore fino ad oggi mai tributatogli.

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