Droga e degrado nei quartieri: «Chi controlla seriamente gli spacciatori?»
Affitti e contratti: «Debbono andare a vedere dove dormono e vivono tutti gli stranieri a Ferrara»
Non solo spaccio, ma anche controllo degli affitti, dei permessi di soggiorno e soprattutto dei contratti di lavoro. Il dibattito di sabato sera si infiamma quando si parla di extracomunitari che a ogni ora del giorno e della notte girano con telefonino alla mano, ben vestiti, di bella presenza, in bicicletta o a piedi, con lattine di birra o vino ed in evidente stato di alterazione. «Ma a questi chi li controlla sul serio», è una voce del coro dei residenti.
Prende la parola Paolo Bertelli, residente di via Oroboni, sottolineando come «anche la guardia di finanza fosse impegnata nel controllo dei locali, dei locatari e dei contratti di lavoro. Chiacchiere a parte, credo che ci sia la volontà politica di voler ghettizzare in questa zona, la Gad, il problema dello spaccio per tentare di tenerlo sotto controllo, ma non certo di risolverlo».
Gli fa eco una residente di Corso Piave, che vuole rimanere nell’animato, chiedendo «di poter indirizzare gli sforzi anche sui proprietari di quegli alloggi dove dormono decine di extracomunitari che alla sera spacciano, eseguendo controlli per vedere esattamente come fanno a mantenersi, se hanno un lavoro e capire quanto veramente pagano di affitto».
Segue Marco Bondesano di via Paolo V, sottolineando come «se questa è gente tenuta in condizioni di non fare niente, allora perché non fargli fare qualcosa come ad esempio lavorare?».
E ancora. «Se si continuano a tassare quei pochi negozi che stanno in piedi favorendo l’apertura a costo zero di quelli nuovi gestiti da extracomunitari e senza orari, vogliamo capire che questi, alla fine, sono esercizi commerciali che ospitano e favoriscono la delinquenza?».
«Ho ricevuto la mia casa in eredità dai miei genitori – sottolinea un altro residente della zona di Paolo V – e ho continuato negli anni a renderlo più vivibile. Per converso, se volessi ora venderlo, non prenderei più un soldo perché la gente ha paura di venire ad abitare in questa zona. La casa ora vale sempre meno, ma il Comune mi chiede sempre più soldi per le tasse. Ma perché non fare una class action?».
Un residente di via Govoni dal 1971, che vuole rimane anonimo per la paura di essere riconosciuto “dagli uomini di strada”, sottolinea come «il degrado della nostra città è come in altre città una realtà con cui dobbiamo fare i conti. Non possiamo pensare di cacciare tutti i neri o colorati, ma dobbiamo fare i conti con la realtà».
«Occorre anche - continua - fare di più per potenziare l’illuminazione pubblica, aggiungere più parcheggi alla zona della stazione e potare gli alberi così come fatto in viale Belvedere» .
Gianfranco Generale di via Oroboni sottolinea, invece, come «insicurezza e degrado portino delinquenza e viceversa: in zona Oroboni e Grattacielo i giardini sono spennacchiati. Non posso vedere la capitale europea della bicicletta, patrimonio Unesco, con giardini ridotti a ciuffi d’erba. Tutti qui paghiamo le tasse».
Ultima voce, fuori dal coro, un residente della zona sud, a 15 chilometri dalla città, il quale segnala i numerosi furti: «Gli agricoltori hanno subito furti di ogni genere: abbiamo l’abitudine in campagna di tenere i freezer nel garage, con dentro carne di manzo regolarmente sparisce, ma restano salami! Abbiamo paura anche degli scippi e dei borseggi che avvengono nei cimiteri».
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