Comacchio difende l’arte di Blu: da noi i murales sono sicuri
In città opere del writer alla ribalta per la protesta a Bologna. L’assessore Parmiani: qui al riparo da screanzati galleristi
COMACCHIO. Mentre sabato Bologna si privava, per mano del suo stesso artefice, di una fetta consistente della sua arte di strada, Comacchio invece rilancia sulla forza espressiva delle opere di Blu, writer che alla cittadina lagunare ha regalato nel 2005 imponenti murales. Un gesto, quello compiuto ieri dall’artista che ha rimosso a Bologna suoi murales in segno di protesta, visto che una istituzione culturale sta staccando dai muri bolognesi le opere dei writer più quotati per esibirle, in alcuni casi senza il consenso degli autori, in una mostra sulla street art.
«Nella nostra piccola-grande Comacchio, abbiamo ancora la possibilità di godere della bellezza delle opere di Blu – ha scritto l’assessore Stefano Parmiani sul suo profilo Facebook-, al riparo da screanzati galleristi e sciacalli dell’arte. Siamo fortunati, estremamente fortunati, dobbiamo essere orgogliosi di queste opere che l’artista nel 2005 ha donato alla comunità». In rete è diventato virale l’hastag #Negrigiodipintodiblu, attorno al quale si stanno accumulando in queste ore foto simbolo: intere facciate di edifici tinteggiate di grigio, prima abbellite dalle opere dell’artista, ritenuto dal Guardian, tra i dieci migliori street artist al mondo. Blu, il cui nome resta inciso su murales in Palestina, Stati Uniti, America Latina e in tanti Paesi europei, ha partecipato tra 2005 e 2007 allo SpianFestival.
E tutt’oggi le sue gigantesche figure di esseri umani intrecciati a pesci e altri animali, catturano lo sguardo di chi passa tra le case popolari di via Spina, la palestra e l’asilo nido di via Fattibello, ma anche in via Marina. Lungo la provinciale 1 in direzione mare, si possono vedere figure tra realtà e mitologia che ricoprono interamente il depuratore, anch’esse opera dell’estro di Blu. L’assessore Parmiani su Facebook ha pubblicato una foto dei murales sulla facciata del nido comunale, ben in vista a coloro che parcheggiano in via dello Squero, a pochi passi dal centro storico. «È compito di ognuno di noi salvaguardarle e rispettarle, difenderle dalle critiche feroci – ha sottolineato -, di chi non ne comprende l’importanza ed il valore, difenderle da chi ciclicamente, per ignoranza o poca sensibilità artistica nel chiede la cancellazione».
Oltre a incassare il sostegno pieno del sindaco Marco Fabbri, l’assessore coglie un «no alla privatizzazione della street art» di Fabio Carli e altri apprezzamenti. «Staccare i murales per farne opere a se stanti – ha postato su Fb Raffaele Mosca -, è una bieca operazione che ne snatura il senso. L’arte di strada è per definizione effimera e può essere preservata solo assieme al contesto in cui è nata».
Katia Romagnoli
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