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«Ma la zona della Gad di Ferrara è in mano ai branchi»

«Ma la zona della Gad di Ferrara è in mano ai branchi»

Più di 150 residenti dei vari quartieri presenti all’incontro con la Nuova.  Arrabbiati, delusi, propositivi: «Basta con il teatrino dell’amministrazione»

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FERRARA. «La migliore risposta ai problemi è la partecipazione. Tanta gente presente vuol dire tanti problemi, ma chi pensa ai cittadini perbene?». Metti un sabato sera, dove un quotidiano decide di trasferirsi in una zona calda della città: invita i residenti a fare due chiacchiere, sposta la redazione ed ecco che prende forma, in zona Gad, l’iniziativa “la Nuova Ferrara che incontra i quartieri”, esplodere letteralmente in un incontro – dibattito, promosso e moderato dal direttore Stefano Scansani con il supporto dell’associazione Comitato Zona Stadio presieduta da Massimo Morini.

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Per una sera la voce dei cittadini è stata registrata in diretta, senza colore politico. «Si è pensato di entrare in casa dei lettori – ha esordito il direttore Scansani - in una sorta di finettiana “assemblea condominiale” che si trasforma in una “assemblea di città” per dare voce direttamente ai cittadini. Ormai le edicole non sono più le zone di incontro di un tempo. Siamo venuti qui, in questa sala, dove tutto ha preso inizio tre anni fa: dalle biciclettate per riprendersi il territorio alle diverse iniziative condivise».

Il primo a rompere il ghiaccio è Roberto Zaramella, già residente del Grattacielo. «L’amministrazione nel corso di questi decenni ha fatto solo un teatrino. Semplicemente hanno spostato lo spaccio e la prostituzione dal grattacielo a davanti al Duomo. Come risolvere il problema?».

Interviene Massimo Migliori, residente a Darsena city. «Noi abbiamo il problema della prostituzione e non c’è un interlocutore con cui confrontarci. Quando c’erano le circoscrizioni c’era un punto dove presentare le proposte».

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Segue Stefano di Stefano, di via Cassoli. «Sono imbestialito per quello che capita nel nostro quartiere. Avevo fatto una proposta al sindaco e all'assessore Modonesi. Sono il responsabile dell'Università popolare di via Bologna. Un modo per rivitalizzare il quartiere potrebbe essere di portare l'università nella zona, le lezioni sono frequentate ogni giorno da 300-400 iscritti dalle 19 alle 21 di sera, ma nulla, nemmeno una parola da parte loro».

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E le voci si moltiplicano. La serata si accende e il dibattito pure. I residenti, oltre 150, iniziano a parlare a ruota libera: «Certe zone in mano ai branchi», e ancora, «Nessun genitore porta bimbi nel parco». «Forze dell'ordine lavorano molto, ma sono poche e demotivate».

Augusto Zucchini, residente di via Gavioli, sottolinea come «dietro alla droga non ci siano solo i neri, ma anche gente italiana. Ci sono anche i nostri figli e nipoti che comprano». Qualcuno sottolinea come «alla serata non ci sia nessuno dell'attuale maggioranza in comune. Non dico il sindaco Tagliani ma neanche l'assessore Modonesi. È sabato per tutti! I problemi non ci sono solo dalle 8 alle 14 dal lunedì al venerdì».

Silvia Bovolenta, disabile, residente in via Gavioli, ha comprato casa 9 anni fa trasferendosi in quella che lei aveva visto come un’oasi felice. «Se da Bologna sono scappata, in questi ultimi tre anni ho chiamato il 113 un giorno sì e tre no. Sabato e domenica poi sono giornate cruciali. Quei pochi esercizi italiani, sono chiusi. Piazzetta Toti e via Nazario Sauro sono un crocevia per branchi di persone ingestibili. Fra i tanti problemi, vanno affrontati anche quello della pulizia, dell'igiene urbana e del decoro».

Nello Russo, di Piazzetta Toti: «Nel raggio di un centinaio di metri ci sono 6 o 7 esercizi commerciali, negozi o sedicenti tali che chiudono all’ora che vogliono. Mi chiedo: tutti campano sulle arance e zucchine, o su birra, vino e alcolici? Chiamiamoli pure stranieri».

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Lorenzo Marcucci, blogger, residente di IV Novembre suggerisce la possibilità di fare volontariato. A lui segue Mario, che abita in Corso Piave, che sottolinea come «il porticato sia diventato un dormitorio, un gabinetto a cielo aperto, e un bivacco per extracomunitari, un punto di incontro di droga e spacciatori. Bisogna difendere legalità e sicurezza, o lo dobbiamo fare da soli?».

Paolo Bertelli, residente di via Oroboni, sottolinea che la «situazione è di emergenza e bisogna agire di conseguenza. Organizzare “flash mob” imprevisti, solo in quel momento lo scalone se ne fa carico. Magari il prossimo incontro lo si potrebbe fare direttamente sullo scalone Municipale».

Federica Achilli

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