Mazzette e ricatti all’Acer La sentenza per il tecnico
Oggi si chiude il processo: chiesti 3 anni e 9 mesi per il geometra di Salvatore Scontro tra accusa e difesa sui soldi pagati da Filippo Dianti dal 2007 al 2010
I primi atti sono del 2012, poi le indagini, i processi. Oggi si chiude l’ultimo sullo scandalo delle tangenti all’Acer, ultimo pezzo di una inchiesta che ha messo in luce mazzette pagate a tecnici interni di Acer, da imprenditori, per poter lavorare. Ultimo degli accusati, un tecnico dell’Acer, il geometra Salvatore di Salvatore, responsabile dell’Ufficio Manutenzione degli alloggi di edilizia popolare. Per lui, la pm Patrizia Castaldini ha chiesto una condanna a 3 anni e 9 mesi per concussione, per aver imposto ricatti ad un imprenditore, Filippo Dianti, titolare della Global impianti che lavorava per Acer e che denunciò i ricatti subiti, seppur - come ha spiegato la difesa di Di Salvatore - solo dopo aver subito una verifica della finanza che portò alla luce 800mila euro di fatture false e fondi neri. Che servivano per pagare tangenti. I giudici (Marini, Attinà e Testoni) sono chiamati a valutare le prove raccolte da procura e guardia di finanza di Ferrara, le stesse prove che hanno già portato a processo (e fatto condannare) altri due tecnici Acer: Ruggero Sinigaglia e Luca Rivelli che hanno patteggiato pene di 3 anni, per concussione e corruzione. I giudici dovranno valutare, come ha sostenuto la pm Castaldini, la assoluta credibilità di Dianti nelle sue denunce, o soppesare la tesi difensiva che sostiene non vi siano stati ricatti, visti i rapporti di amicizia, e tanto altro, tra i due. Però in un conflitto tra controllore (Di Salvatore) e controllato (Dianti). I soldi girati, secondo l’accusa, sono circa 50mila euro, pagati dal 2017 al 2010, ma solo per un doppio lavoro fornito da Di Salvatore a Dianti. Per l’avvocato Fabio Anselmo (oggi finirà la sua arringa difensiva) «di Salvatore ha sì sbagliato perché un controllore non può avere amicizie così vicine al controllato di un appalto pubblico». E perciò ne «deve accettare conseguenze e commistioni di queste amicizie...Ma le accuse di Dianti sono contraddittorie e non coerenti». Insomma, non dice il vero, non lo dice fino in fondo. Al processo sono presenti come parte civile, lo stesso Dianti con l’avvocato Alberto Bova e l’avvocato Eugenio Gallerani che rappresenta l’azienda Acer. La sentenza, secondo le previsioni, è attesa in tarda mattinata.
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