Cona, il fondo fantasma da 65 milioni
A cavallo del 2000 l’Inail promette di finanziare la costruzione di una parte del nuovo Sant’Anna. Una miriade di annunci seguiti da altrettante marce indietro, fino al 2012 quando l’istituto avrebbe rinunciato definitivamente all’investimento. Che fine hanno fatto quei soldi?
FERRARA. Tra le tante storie nate e cresciute all’ombra dall’appalto dell’ospedale di Cona una forse è meno conosciuta di altre. È quella dei 65 milioni di euro promessi dall’Inail come contributo alla spesa per la costruzione del nuovo polo sanitario.
Avrebbero dovuto abbattere gli ingenti costi per la realizzazione dell’opera, un investimento pubblico da 305 milioni di euro, e contribuire assieme ad altri stanziamenti (i circa 40 milioni versati dal consorzio privato Prog.Este, grazie ai quali il sodalizio ha acquisito il diritto trentennale di gestire i servizi no core del Nuovo Sant’Anna) ad alleggerire l’onere finanziario a carico della Regione, garante economico dell’operazione e titolare della programmazione sanitaria. Prima che l’ospedale aprisse i battenti, però, se ne sono perse le tracce.
Il fondo fantasma. Che fine ha fatto quella somma? L’Inail, nel marzo 2012, avrebbe ritirato la propria disponibilità ad acquisire la proprietà di una porzione dell’ospedale, giusto pochi mesi prima dell’apertura avvenuta a maggio, adducendo come motivazione i ritardi che hanno portato allo slittamento della consegna dell’immobile finito e agibile. Per almeno tre lustri quella proposta era rimasta in piedi riemergendo e ritornando a fasi alterne nel limbo. Anche l’Inail cioè - come si vedrà nelle tappe della vicenda ricostruite dalla Nuova Ferrara - ci ha messo del suo senza risparmiare al serial virate e colpi di scena sorprendenti, che si sono intrecciati con la storia dell’appalto, scandita da ritardi, contenziosi e contrattempi.
I cordoni della borsa. Ma se l’Inail si è defilato, chi li ha versati, allora, tutti quei soldi? L’unico soggetto in grado di farlo era la Regione, che - in assenza di altro finanziatore - avrebbe dovuto coprire con risorse proprie una delle tante falle (e non la più piccola) aperte nella voragine di Cona. In attesa che l’Emilia Romagna e che l’azienda ospedaliera (quest’ultima - interpellata - ha preferito non rilasciare commenti o dichiarazioni) raccontino come si è effettivamente concluso questo capitolo, si può immaginare che a ispirare gli aspri giudizi che spesso da Bologna additano i ferraresi come spreconi possa esserci anche questo inciampo finanziario, ancora poco conosciuto nei suoi risvolti.
Le tappe. Per ricostruire il percorso a zig zag del finanziamento Inail - annunciato, cancellato, ricomparso e poi sparito - bisogna spiccare un salto all’indietro di oltre 15 anni.
Siamo alla fine degli anni ‘90 e il progetto di un ospedale sdoppiato, metà a Cona e metà a Ferrara, sta per finire in archivio a favore del progetto del Sant’Anna unico ma trasferito a Cona. Per far quadrare i conti, dopo aver stanziato oltre 100 miliardi di lire per la costruzione del primo nucleo della struttura (Cona 1), si sondano enti pubblici e soggetti privati.
I primi spiragli. L’Inail sembra interessata a finanziare una parte dell’opera in cambio di un canone d’affitto: a fine ciclo all’azienda ospedaliera verrebbe riconosciuta la possibilità di riscattare il bene ceduto all’istituto. Il contributo di cui parlano le cronache ammonta a 60-70 miliardi di lire ma il valore potrebbe essere ulteriormente innalzato.
La notizia della firma del decreto da parte dell’allora ministro della sanità, Umberto Veronesi, la dà il sindaco Gaetano Sateriale il 22 aprile 2001. L’istituto è autorizzato all’operazione. Quello stesso anno viene sottoscritto un protocollo che impegna l’Inail a sostenere con 120 miliardi di lire la nascita del nuovo ospedale di Cona.
L’inchiesta mazzette. Nel 2002 si registra il primo di una lunga sequenza di incagli: le indagini su un giro di tangenti decapitano il vertice dell’ente che viene commissariato. L’investimento ferrarese trasloca assieme a tanti altri nel congelatore. Inizia un tira e molla che proseguirà per oltre dieci anni. Nel novembre 2002 la doccia scozzese del fondo Inail vira verso il caldo e si annuncia la resurrezione del finanziamento ricalcolato in euro: 60 milioni. A fine 2003 il denaro dovrebbe essere materialmente disponibile ma non è così. Ad aprile 2004, intanto, la Commissione Patrimonio dell’istituto nazionale sottoscrive l’accordo col Sant’Anna per il trasloco nella Casa del Pellegrino, di cui l’Inail è proprietario, del centro di riabilitazione San Giorgio. Una notizia attesa da tempo; nessuna nuova, però, per lo sblocco dei 60 milioni destinati al Sant’Anna.
Tutti contenti. Il verbale che impegna l’Inail all’acquisto di un’ala del nuovo ospedale grazie alla costituzione di un fondo di 60.7 milioni di euro viene siglato in pompa magna il 31 maggio 2004. In calce al documento compaiono le firme dell’allora direttore generale dell’ente, Maurizio Castro, e del direttore centrale del Patrimonio Inail, Antonio Napolitano. Castro chiede «scusa alla città e alla Regione» per le lungaggini e i ritardi. Il presidente della Regione commenta: «Oggi è un bel giorno». Ubaldo Montaguti, al tempo direttore generale del Sant’Anna, fa festa: «È stato finalmente superato l’ultimo scoglio». L’arrivo dei soldi mette le ali alle due delibere che avviano la progettazione definitiva ed esecutiva del Nuovo Sant’Anna. Ad ottobre 2004 il dg dell’Inail, Castro, comunica che è ormai questione di giorni per la stima di valore del blocco immobiliare, «poi si firmerà il contratto».
Montagne russe. L’estate aveva tuttavia fatto tremare Comune, azienda ospedaliera e Regione: il 26 luglio 2004 l’istituto infortuni aveva deciso di tagliare 386 milioni di euro destinati a investimenti immobiliari. Ma l’assessore regionale Giovanni Bissoni si era affrettato a rassicurare: «I soldi di Cona non sono stati toccati». Il 30 agosto 2005 però la doccia è di nuovo gelata: l’Inail vota una maxi-delibera e tra i 23 progetti finanziati non compare l’ospedale di Cona. A metterci un a pezza questa volta è la Regione.
Il cantiere deve partire e per uscire dall’impasse, in attesa che il denaro dell’Inail scorra finalmente sulla via che da Roma porta a Ferrara, autorizza il Sant’Anna a contrarre un fido per un importo massimo di 60 milioni. A fine 2006 uomini e mezzi entrano nell’area delimitata dal cantiere, l’apertura dell’ospedale – a termini di contratto – è prevista per l’inizio del 2009. Nell’ottobre 2007 l’Inail innalza il valore della transazione: da 60.7 milioni a 65.
Scusate, dietro-front. Un mese dopo il sì del cda dell’istituto all’erogazione, il nastro si riavvolge: è la legge finanziaria dello Stato a rimettere tutto in discussione col taglio degli investimenti pubblici. Come la Fenice il fondo rinasce a dicembre: è il blog del sindaco Gaetano Sateriale ad annunciare che un emendamento alla finanziaria ripristinerà i 65 milioni di euro. Ma fino all’estate del 2008 l’incertezza resta alta. Il cantiere di Cona però deve marciare e la Regione garantisce l’anticipo di 15 milioni di euro sperando che intervenga una buona stella (ma si prepara a finanziare comunque l’intera somma).
Poco prima del Natale 2008, nella conferenza stampa di fine anno, il sindaco Sateriale mette al corrente i ferraresi dell’ennesima svolta: i 65 milioni sono ancora lì. Il neo-commissario e presidente dell’Inail, Luigi Sartori, conferma che è arrivato il via libera di due ministeri.
Tutto ok, anzi no. La coda del diavolo si infila di soppiatto grazie al continuo slittamento della data di consegna dell’ospedale. L’Inail, in base al contratto, se si andrà oltre il giugno 2011 potrà tirarsi indietro. Ma a novembre 2011 è il sindaco Tiziano Tagliani a rassicurare: «I fondi Inail - dichiara - non sono vincolati al trasferimento effettivo dell’ospedale a Cona ma al rilascio dell’abitabilità della nuova struttura ospedaliera. Cosa che è già avvenuta». Come è noto il trasloco fissato per l’inizio di novembre 2011 viene rinviato di alcuni mesi ed è uno choc per tutta la città (e non solo). Il dg del Sant’Anna, Gabriele Rinaldi, accoglierà i primi pazienti del polo di Cona l’8 maggio del 2012. Da allora resta sospesa la domanda sul destino di quei 65 milioni di euro: chi li ha pagati? Il Sant’Anna dovrà rimborsarli? E come?
Gioele Caccia
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