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Mazzette e ricatti all’Acer, la stangata

di Daniele Predieri
Mazzette e ricatti all’Acer, la stangata

Pena di 5 anni all’ex geometra dell’Azienda casa, Salvatore di Salvatore. La difesa: «Non è un concussore, faremo appello»

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Era uno dei tecnici Acer (vecchia Acer) più “potenti”, Salvatore di Salvatore, perchè gestiva e controllava l’Ufficio Manutenzione dell’Azienda case popolari, a modo suo, imponendo ricatti, facendosi pagare, almeno nelle concussioni imposte all’imprenditore Filippo Dianti, almeno 50mila euro di mazzette intascate dal 2007 al 2010, tangenti scoperte da procura e Guardia di finanza. Salvatore di Salvatore, «licenziato brutalmente da Acer» - tuona il suo difensore Fabio Anselmo - oggi lavora gratis da don Bedin, fa volontariato e vive dei proventi delle sue case, «senza i quali sarebbe ‘steso’», rituona il difensore.

La difesa non ha convinto. Le parole scandite dalla difesa anche ieri mattina non hanno convinto i giudici del tribunale (Marini, Attinà e Testoni), perchè dopo appena 2 ore e mezza di camera di consiglio sono usciti con la sentenza di condanna per Di Salvatore, una stangata di 5 anni di reclusione, pena superiore a quella richiesta dall’accusa, visti i 3 anni e 9 mesi proposti dalla pm Patrizia Castaldini. La difesa di Di Salvatore aveva tentato di demolire la credibilità di Dianti, sottolineando che l’imprenditore - grande amico tra l’altro dell’ex geometra Acer - arrivò a denunciare i ricatti subiti - mai espliciti - nel 2012, solo dopo 3 anni dai fatti realmente accaduti e dopo aver registrato in tre video - anche manipolati - il passaggio dei soldi: per Di Salvatore erano il provento del “doppio lavoro” che il geometra Acer svolgeva per Dianti, anche se in un conflitto di interessi, tra “controllore” (Di Salvatore) e Dianti (“controllato”). Conflitto che è stato letto, però, come una delle prove delle tangenti intascate.

Il giudizio dopo 4 anni. Così, ieri, dopo 4 anni tra indagini e processi, per Di Salvatore, licenziato dopo l’arresto del 2013 è arrivato il verdetto choc. Incassato in silenzio nell’aula del tribunale alle 14.37, uscendo poco dopo in altrettanto silenzio da palazzo di giustizia col suo legale che lapidario, si limita a dichiarare: «Di Salvatore non è un concussore, faremo appello contro la sentenza». Sentenza accolta, invece, con estrema soddisfazione dagli imputati minori, due piccoli artigiani, Melazim Albrahimi e Marcel Danu, accusati di essere i corruttori di altro tecnico Acer, Luca Rivelli, già condannato a 3 anni come un terzo tecnico Acer coinvolto, Ruggero Sinigaglia: i giudici hanno valutato che i due artigiani erano “vittime” dei ricatti, costretti a pagare tangenti su lavori riconosciuti da Acer. Ricatti e ancora ricatti, denunciati da Filippo Dianti della Global Service.

800 mila euro in nero. Dennunciati, sì, ma solo dopo - ha ricordato la difesa di Di Salvatore - aver subito una verifica della finanza che portò alla luce 800mila euro di fatture false e fondi neri, che servivano per comprare e pagare non in modo trasparente: insomma, Dianti non era certo un imprenditore “specchiato”, ma resta credibile nelle sue accuse, hanno valutato i giudici. Che hanno anche riconosciuto all’Acer (nuovi dirigenza e apparato tecnico dopo lo scandalo) il ruolo di vittima per i danni subiti.

Risarcimenti da pagare. Da qui un primo risarcimento come provvisionale di 20mila euro all’Acer (che ricordiamo ha ottenuto da Rivelli e Sinigaglia rimborsi danni per decine di migliaia di euro), che conferma la determinazione dell’Azienda Case popolari nel difendere la propria immagine. Oltre questa somma - come deciso dai giudici in sentenza -, Di Salvatore dovrà pagare anche spese processuali alle due parti civili (altri 20mila euro) e soprattutto sarà interdetto per 5 anni dalla pubblica amministrazione: ne avrà di tempo, dunque, per far volontariato.

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