Aperture festive, guerra di trincea
Tassinati (Filcams): pochi aderiscono agli scioperi per timore di ritorsioni. Clausole illegittime al momento dell’assunzione
È una guerra di trincea, quella che i sindacati del commercio stanno intraprendendo contro le aperture indiscriminate nei giorni festivi. Il “pacchetto” di cinque scioperi proclamati da Cgil, Cisl e Uil da Pasqua al 2 Giugno ha l’obiettivo di garantire ai lavoratori che vogliono opporsi alla richiesta di entrare in servizio, un paracadute per evitare eventuali provvedimenti disciplinari.
«È a partire dall’entrata in vigore delle liberalizzazioni contenute nel decreto Salva Italia del Governo Monti, nel 2011, che stiamo agendo a livello di contratto nazionale e di accordi integrativi per una gestione concordata delle aperture festive - spiega il segretario provinciale della Filcams Cgil Fabrizio Tassinati - Perché non siamo contro le aperture straordinarie in sè, ma alle decisioni prese senza concertazione». E se con Coop Estense l’accordo integrativo ha (quasi) quadrato il cerchio (con eccezione del 2 Giugno) «in altri supermercati, anche importanti, spesso al momento dell’assunzione i dipendenti sono di fatto costretti a firmare una deroga che impone loro la disponibilità a lavorare nei giorni festivi su richiesta del datore di lavoro».
Un precedente importante, sottolinea Tassinati, è stata la recente sentenza del Tribunale di Rovereto che ha cancellato i provvedimenti disciplinari inflitti a 3 addette Aspiag che si erano assentate dal lavoro durante una festività. Il Tribunale ha infatti accolto la richiesta di annullamento delle clausole contrattuali sottoscritte al momento dell’assunzione, che le avrebbero vincolate per sempre ad accettare – ove richiesto – di prestare servizio in una delle giornate festive stabilite all’articolo 142 del contratto collettivo di lavoro di riferimento. Ma, prima ancora dei giudici, i sindacati hanno steso la rete protettiva dello sciopero “festivo”. Va subito detto, come precisa Tassinari, che la scappatoia non incontra generalmente adesioni massicce: «Soprattutto in periodi di crisi come questa, i dipendenti hanno paura. Perché, se la proclamazione dello sciopero li mette al riparo da provvedimenti disciplinari, non impedisce che siano poi bersaglio di “dispetti” e ritorsioni in punta di diritto, e mai scioperi di questo genere hanno costretto un esercizio commerciale alla chiusura. Ma restano un esempio di protesta concreta contro le aperture selvagge che, peraltro, non si sono dimostrate poi così vantaggiose anche dal punto di vista economico». Un dietro front legislativo ha intrapreso un lento e accidentato cammino in Parlamento. La legge che reintroduce nel settore del commercio 12 festività religiose e civili (ma che poi consente una deroga fino a 6 giornate), dopo essere stata approvata alla Camera con una schiacciante maggioranza nel settembre del 2014 non ha più fatto progressi. Anche il tentativo di raggiungere un accordo unitario a livello provinciale, conclude Tassinati, si è arenato per la sistematica assenza di Federdistribuzione al tavolo delle trattative.(a.m.)
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