«Mettiamo al sicuro l’investimento Carife»
Il presidente Nicastro: serve la fiducia del territorio, i ricorsi hanno impatto Arbitrato soluzione buona, per i soldi delle cause bisogna cambiare la legge
Roberto Nicastro non ha potuto più trattenersi, dopo un’oretta d’incontro conviviale con i giornalisti, ieri in corso Giovecca: «Sono rimasto sorpreso che l’arrivo di 620 milioni di capitale da fuori, pari a 4.000 euro a famiglia ferrarese, sia stato completamente ignorato da stampa e opinione pubblica, lasciando il campo solo alle proteste degli obbligazionisti azzerati. Non me lo spiego». Nello sfogo del presidente di Nuova Carife, che guarda anzitutto al salvataggio «di bondisti senior e correntisti, imprese con fidi aperti e 900 dipendenti», c’è tutta la difficoltà di chi sta cercando di ricostruire il rapporto tra banca e territorio. Che, ha ribadito più volte nel corso dell’incontro, è fondamentale per garantire un futuro alla banca e ai suoi dipendenti, «perché chi comprerà, e contiamo d’individuarlo entro l’estate, verrà qui se individuerà spazi di crescita, ma se trova muta sfiducia e freddezza... Noi - è la rivelazione di Nicastro - contiamo d’inserire nel contratto di vendita un vero patto con il territorio, molto dipende se avremo più di un interlocutore oppure uno solo. Gli elementi di base per avere una banca che lavori ancora a livello locale ci sono, i dipendenti hanno mostrato di essere disposti a “fare a cazzotti”, ma bisogna essere capaci di guardare più al futuro che al passato».
Un primo indicatore d’inversione di tendenza Nicastro e l’ad Giovanni Capitanio l’individuano nella dinamica agli sportelli, «sono già tornati importanti depositi che erano usciti per via del rischio, il flusso degli esodi si è completamente arrestato a Natale e poi è iniziato il recupero, anche se non siamo ancora al pieno rientro». I conti ne beneficeranno solo per il 2016, quindi, «il problema costi/ricavi la banca se lo porterà dietro per un po’, i ricavi sono parecchio anemici» ha ammesso il presidente; il bilancio in corso di compilazione non è anticipabile, tuttavia «la correzione rispetto al periodo più difficile, a partire cioè da gennaio, è molto buona». Vale la pena di ricordare che, stando alla sentenza sullo stato d’insolvenza della vecchia banca, nell’autunno scorso Carife perdeva al ritmo di 6 milioni di euro al mese.
Un altro elemento, oltre alla fiducia, che può mettere a rischio il consolidamento della banca sono le azioni giudiziarie: «Ci sono cause contro il decreto del 22 novembre che non commento oltremisura, lascio a voi valutare cosa succederebbe in caso di accoglimento. Cosa facciamo, portiamo via quei 600 milioni? Troverei strano che quelle istanze venissero accolte, non gettiamo il bambino con l’acqua sporca» ha detto il presidente, mettendo nel mirino l’iniziativa della Fondazione Carife, alla quale si è associato, tra gli altri, anche il sindaco.
Si può chiedere fiducia ad azionisti che hanno visto polverizzare centinaia di milioni di euro e bondisti azzerati in una notte? «Abbiamo capito da subito che la situazione di Carife era un po’ particolare, voi venite da quattro delusioni: il pesante e sorprendente deterioramento dei conti pre-2010, il triennio successivo che non ha risanato, il commissariamento che non è riuscito a vendere perché nessuno voleva comprare, e l’ingresso del Fitd sostituito dalla risoluzione. L’arbitrato ha una disponibilità di 100 milioni, pari a circa un terzo delle perdite dei bondisti delle 4 banche: attendiamo i criteri entro il 31 marzo, credo sarà una buona soluzione, se perfetta non so. Si parla poco - ha incalzato Nicastro - dell’azione di responsabilità contro gli ex amministratori, e lì ci sono 100 milioni di richiesta risarcimento, che forse saranno ridotti con sentenze e transazioni (a Ferrara ancora non ci sono richieste), ma restano sempre una cifra importante. Il forte auspicio è che possano andare a ristorare i risparmiatori, anche se per fare questo serve una modifica legislativa: ad oggi un’operazione del genere non ci è consentita».
Sull’arbitrato, in ogni caso, Capitanio ha fissato l’obiettivo di rendere disponibile subito la documentazione «per tutti i soggetti con oltre il 50% del patrimonio investito in bond subordinati («vi risulta questo il criterio arbitrale?». Nessuna risposta, ndr) in modo che le risposte siano nel più breve tempo possibile».
Stefano Ciervo
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