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la testimonianza

«Basta lamentarsi, rioccupiamo i nostri spazi»

«Basta lamentarsi, rioccupiamo i nostri spazi»

Riccardo Ascanelli, 31 anni, racconta i giorni e le notti nel quartiere Giardino oggi Zona Gad

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«Quando abitavamo a Bergamo mia mamma mi ripeteva sempre di stare attento quanto uscivo di casa. Poi siamo arrivati a Ferrara che 20 anni fa sembrava un paradiso rispetto alla città che avevamo lasciato. Oggi gli immobili dove abitiamo io e i miei genitori hanno perso il 90% del loro valore, te li porti via con 40mila euro».

Il motivo? Riccardo Ascanelli, 31 anni, istruttore sportivo con la passione dell’osteopatia, alza le spalle e allarga le braccia: «Viviamo vicino al Grattacielo, alla stazione e a piazzale Castellina. È tutto chiaro?». Due decenni fa erano «le prostitute a rappresentare un problema per il quartiere. C’erano anche gli spacciatori, è vero - ricorda Ascanelli, che allora era un ragazzino - ma non ce n’era uno dietro ogni angolo». Oggi i residenti «si chiudono in casa, hanno paura di uscire di sera e si sentono in trincea». Hanno assistito a un declino che li ha frustrati e scioccati: da quartiere Giardino, begli appartamenti circondati dal verde, a Zona Gad. E lo spaccio, più ancora che la prostituzione, ora stringe un reticolo di strade e palazzi in una morsa. «Vicino a casa mia, al parchetto tra Nazario Sauro e corso Piave, stazionano costantemente i pusher contattati da persone di tutte le età - racconta Ascanelli - Certe volte scendo in strada col mio cane e mentre faccio una passeggiata mi fermo a parlare con qualcuno di loro. Spiego loro che non devono gettare le bottiglie a terra, che se si trovano davanti un anziano gli devono chiedere cortesemente di spostarsi. Ho visto che parlare con loro qualche volta serve».

Qualche tempo fa, la mattina di Natale, alle 7, l’incontro in strada con un ragazzo nigeriano. «Era presto, in giro c’eravamo solo io e lui - ricorda il trentunenne - allora gli ho detto: Però, inizi a “lavorare” presto! E lui: ma credi davvero che io voglia farlo questo “lavoro”? Per noi non c’è altro». Il problema è che «il lavoro, quello onesto, oggi manca a tutti i giovani. Se ci fosse forse avremmo qualche spacciatore in meno in giro per la città». La droga si trascina dietro anche la violenza per il controllo del territorio. «L’anno scorso vicino a casa mia scoppia una rissa - prosegue Ascanelli - erano in una ventina. Scendo giù nel parchetto e cerco di riportare la calma. Vedo un’auto della polizia municipale, solo dopo un po’ di tempo scende un’agente. Ho capito subito che non sarebbe riuscita a farsi ascoltare. In un’altra occasione ho visto un’altra agente che si avvicinava ad un gruppo di stranieri che litigavano e il suo collega le diceva: “Stagli lontano”. Per affrontare situazioni di questo genere serve più personale, ben addestrato ed equipaggiato. Non serve che polizia o carabinieri arrivino subito per sedare quattro adolescenti che hanno bevuto troppo e si presentino dopo mezz’ora quando a litigare sono stranieri adulti che possono farti del male». Anche lui una sera si è visto circondare «a tenaglia da due spacciatori. Volevano i soldi. Ero col mio cane di 40 chili, gli ho fatto capire che si sarebbero fatti male anche loro e mi hanno lasciato andare». Oggi, conclude, qualcosa «si sta muovendo. Il questore chiude i negozi che non rispettano le regole e si fanno le ispezioni con i cani antidroga. Forse c’è anche una tendenza a fare un po’ di scena, sì. Come se ne può uscire? Intanto è importante avere dei mediatori. Poi bisogna rioccupare gli spazi pubblici e farlo tutti giorni. Perché nei parchetti non si posano due porte da calcio e non si mette un canestro? Va bene che al Grattacielo qualcuno risani gli appartamenti e li metta a disposizione degli studenti. A chi vuole mettersi in gioco dico: cercate un negozio qui o un ufficio, e chi li affitta non ci speculi sopra. Se non ci limitiamo a lamentarci forse possiamo ricreare il quartiere Giardino». (gi.ca.)

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