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Le scarpe dei sogni che hanno stregato pure LeBron James

Le scarpe dei sogni che hanno stregato pure LeBron James

Macchine su misura per produrre le suole del giocatore Nba Testi di canzoni e foto artistiche tatuate su pelli da 600 euro

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Da qui partono le sneakers Playtime indossate abitualmente da LeBron James, mito del basket Nba; ma anche le scarpe con tatuate le parole di una canzone d’amore che un miliardario cinese ha voluto indossare il giorno delle nozze, oppure con la foto-simbolo di ogni mostra annuale a Parigi di un noto fotografo del National Geografic (saranno usate solo quel giorno dal fotografo in questione). “Qui” è Gaibanella, sede della fabbrica di scarpe più chic d’Italia, la Berluti, che a maggio aprirà le porte ai visitatori per la prima volta e ieri ha concesso un’anteprima ai giornalisti. A quasi quattro anni dal varo del progetto voluto dal colosso francese, lo stabilimento dal quale esce l’intera produzione di scarpe Berluti dà lavoro a 240 dipendenti, un centinaio dei quali usciti dalla scuola di formazione interna riconosciuta a livello Ue. La produzione è in crescita, ha spiegato il responsabile risorse umane Matteo Mattioli, ma i volumi dipendono dall’espansione della rete dei negozi, che sono 45 a livello mondiale: per ora non ci sono segnali d’imminente allargamento dello stabilimento nel terreno a fianco, opzionato fino alla fine del 2016.

La fabbrica è interamente rivestita di faggio, legno con il quale fin dal 1895 (anno nel quale il fondatore Alessandro Berluti si trasferì a Parigi) vengono costruite le forme delle scarpe della maison, e aperta il più possibile alla luce naturale, «sia come forma di risparmio energetico che per far lavorare i nostri artigiani con la luce alla quale i clienti se le gusteranno» fanno presente alla maison. Lo spazio centrale del piano terra è baricentrico rispetto a laboratori, commerciale e sviluppo del prodotto, che è forse la funzione cruciale per una fabbrica abituata a lavorare molto su richieste personalizzate, in arrivo direttamente dai negozi. «Cambiamo materiali, fondi, tutto quanto possibile su richiesta del cliente, ma lo stile resta quello Berluti» è il mantra ripetuto a Gaibanella.

Fa impressione, nel percorso di visita, il comparto pellame, dove arriva la pelle di concerie «italiane ed europee», per essere lavorata («facciamo una pre-colorazione per far risparmiare qualche minuto a chi dovrà dare la patina», il tempo è un fattore importante anche per una lavorazione di lusso) e trasformata in scarpe. Ci sono pelli di ogni tipo, canguro e coccodrillo compreso: l’addetto che va a selezionare queste ultime a Singapore, ne scarta quattro su cinque, quelle che arrivano a Gaibanella costano 600 euro l’una e Berluti le utilizza per un singolo pezzo (si producono anche portafogli, borse, piccola pelletteria).

Curiosità? A bizzeffe. Per creare le maxi-suole delle sneakers di James è stato necessario comprare una macchina speciale, ma il ritorno pubblicitario l’ha ampiamente ripagata. E si possono ammirare le scarpe decorate con un motivo che ricorda il cervello umano, ideate da Olga Berluti per il ritiro del numero uno del basket, Michael Jordan. Oggi anche le scarpe da collezione Nike hanno una linea con questo disegno. Ma del resto anche Andy Warhol si faceva fare le scarpe da Berluti, oggi tocca a sceicchi o miliardari italiani: tutto made in Gaibanella.

Stefano Ciervo

©RIPRODUZIONE RIS

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