«Nessun bene per 13 milioni, solo debiti»
Parla Paolo Lazzari: «Non sono un truffatore, qui in Villa Filangeri-Gulinelli da 15 anni penso ad un progetto di eccellenza»
«Lavoro da 45 anni, sono stato socio di molti imprenditori in mezza Italia e qui a Ferrara, credo di averci messo faccia, professionalità e impegno nelle cose che ho fatto: non voglio sminuire il lavoro dei giudici ma solo spiegare di aver fatto sempre tutto con trasparenza e pagando tutto ciò che si doveva pagare». Vuole parlare, dire la sua, e lo incontriamo nella villa Filangeri-Gulinelli di Sant’Egidio che gli è stata confiscata: Paolo Lazzari, ha 68 anni, nato a Portomaggiore, nella carta d’identità professione geometra, laurea in scienze politiche e statistica, e dai lontani anni ’70 ad oggi agente immobiliare di lusso, e costruttore edile, sempre di lusso.
Ecco la mappa dei beni confiscati realizzata da Confiscati Bene (dati dell'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati)
Il progetto. All’inizio degli anni ’90, poi il ritorno a Ferrara: «Ho pensato che Villa Filangeri-Gulinelli, che aveva ospitato agli inizi del Novecento la start-up del marchio Bugatti, potesse continuare a lanciare idee, questo volevo e vorrei fare nella Villa». Una villa diventata famosa alle cronache perché sottoposta a confisca da parte del tribunale, 13 milioni di euro di valore, congelati, decisione dei giudici contro cui i legali di Lazzari stanno già preparando il ricorso in Appello: «Un tesoretto (i beni sequestrati, ndr) che ho passato ai giudici, ma voglio far capire a tutti che si tratta di 16 milioni di soli debiti, soldi avuti dalla banche, che ruotano attorno al progetto che sto portando avanti»: dunque, Lazzari è milionario virtuale, e lo sappia chi volesse farsi idee su beni di lusso da trovare in villa, che non ci sono.
Qui ci sono solo dei debiti. «Qui ci sono solo debiti, ma ciò che vorrei dire sulla vicenda, senza entrare nella contesa giudiziaria, è che io non mi sono mai nascosto: assieme ai miei soci ho sempre dialogato con le banche come promotore finanziario, banche che si fidano di me per la mia esperienza. Non mi nascondo, ma mi dà fastidio che altri pensino che uso sotterfugi, perché credo che pochi sappiano ciò che sto tentando di fare qui, a Villa Filangeri-Gulinelli». Un progetto partito nel 1999, e ancora in corso, «e che vorrei diventasse un punto di eccellenza della nostra provincia. Che vorrei veder realizzato».
Bancarottiere ed evasore.Ma lei è definito nullatenente, bancarottiere, evasore, persona che froda il fisco. Che la sua ultima dichiarazione dei redditi è del 1997. «Posso solo dire che è da quegli anni che ho iniziato questo progetto, cosa avrei dovuto mettere in dichiarazione, i miei debiti? Posso solo dire che in questa struttura alberghiera, un resort a 7 stelle - voglio ricordarlo a tutti - vivo nella casa del custode: una parte della struttura è finita, un’altra deve ancora essere ristrutturata, altri 5/6000 metri quadri. Sulla vicenda posso solo dire che non è affatto vero ciò che viene riferito negli atti su eventuali prestanome: i soci sono mia moglie, presidente di una società e un socio di maggioranza, spagnolo. Non ci sono teste di legno cui avrei intestato i beni per non parlare delle società estere. Ma queste sono considerazioni da fare davanti ai giudici, non sui giornali, per rispettare il lavoro che gli inquirenti stanno facendo e quello dei miei avvocati che mi stanno assistendo nella contesa».
Ai domiciliari nella villa. Paolo Lazzari non nasconde la sua posizione. «Sì, sono ai domiciliari, permesso di uscire dalle 10.30 alle 13.30, qui posso stare - e indica il cortile davanti alla dependance, dove parliamo - in questa parte della struttura che vorrei potesse essere un progetto d’eccellenza, se mi permetteranno di portarlo a conclusione: ai giudici e all’amministratore giudiziario abbiamo già detto di essere a disposizione, perché la villa non vada a deperimento». Vuole spiegare perché e come è arrivato a questo progetto. Partendo dal passato: «Ho lavorato in tutta Italia, ho cominciato negli anni ’70/’80 ai Lidi Ferraresi con Raul Gardini poi a Bologna, quindi ho costruito 60 ville in Costa Smeralda e ristrutturato case su case in Canal Grande a Venezia. Avevo 37 società con affidamenti per 40 miliardi. Allora, non c’era legge antiusura tra ’81 e ’84, per colpa di interessi da pagare, mi addebitarono 8 miliardi in più. Questi sommati alle difficoltà di un’operazione a Cortina, valore 15 miliardi bloccata per molti anni dal Tar, mi hanno costretto a chiedere il fallimento per le mie 37 società, ho unito le procedure a Milano, dove in tribunale sono rimasto 7 anni - ho avuto contro tutti i pm, mancava solo Di Pietro - e alla fine ho ottenuto tutti concordati. Perciò, visto che sono più di 40 anni che faccio l’agente immobiliare, che vendo e compro case di lusso, non ritengo di essere il truffatore che viene dipinto».
E allora, il metodo Lazzari?
Ma alla procura di Ferrara è più che conosciuto, tanto che quando nelle indagini si parla di illeciti fiscali con risvolti penali, parlano di “Metodo Lazzari”. «Lo so bene, ma se avessi qualcosa da nascondere certo non mi sarei impegnato in questo progetto. Voglio spiegare che nel 2007, come da rogito più volte evidenziato dai miei avvocati ai giudici, se fossi stato in malafede sarei scappato con gli assegni circolari delle banche, destinati alla villa».
Ho patteggiato la mia pena.
Allora perché la dipingono così male? «Ho sempre lavorato con trasparenza, e guardi non nascondo i domiciliari in cui mi trovo, per reati che ho patteggiato (8 mesi da scontare, pene pregressa, per fatti lontani e diversi, ndr). Posso dire che mi sono sempre preso le mie responsabilità, tutte le colpe. Sapermi indicato come truffatore, non è giusto. Da 10 anni mi seguono e inseguono nelle indagini ma se fossi davvero in malafede, ripeto, sarei già scappato col bottino (i nutui dalle banche, spesso accusato di non averli estinti, ndr). Ho pagato sempre tutti i mutui accesi, per uno solo, per una casa in via Saraceno (tra gli immobili sequestrati, 300mila euro di valore, ndr) ci sono problemi, altra storia, da spiegare in tribunale».
Qui in villa è tutto vero. E il «metodo Lazzari»? «Lo so che partono sempre da questo presupposto e tutti si chiedono come ha fatto uno come me a prendere 15 milioni di mutuo da una banca: forse dà fastidio. Perché allora ancora oggi vivo nella casa del custode e non nella villa padronale? Dovrebbero stare qui con noi gli inquirenti per capire che quello che stiamo facendo è tutto vero, alla luce del sole. Questo progetto necessita ancora di altri soldi, li stavo cercando per realizzare la parte ancora da ristrutturare, garante il Vaticano con i Cavalieri della Croce Nera, un centro ospitalità. Vorrei fosse anche un punto d’incontro per start-up tra ricchi anziani e giovani: di fronte a questa idea e progetto, strutture importanti sono già disponibili a investire, collaborare, non certo teste di legno, non certo prestanome».
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