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Ferrara e profughi, attriti fra Comune e Prefettura

La città accoglie il doppio della quota spettante. Per Tagliani e Sapigni è tempo che ogni Comune faccia la propria parte

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FERRARA. « E' ora che ogni Comune faccia la sua parte per l’accoglienza dei profughi. Noi non ne prendiamo più, siamo già ben oltre la quota assegnata a Ferrara». Non saranno proprio le parole esatte, ma è questo il discorso molto semplice e molto chiaro che il sindaco Tiziano Tagliani e l’assessore Chiara Sapigni hanno fatto lunedì 14 in Prefettura all’incontro per fare il punto sulla gestione dei profughi che continuano ad arrivare con i barconi dalle coste libiche.

A distanza di una settimana non è successo niente e questa mancanza di iniziativa e si assunzione di responsabilità sta creando molta irritazione in Municipio e sta provocando attriti con la stessa Prefettura, con cui finora i rapporti sono stati sempre molto buoni.

Ma la gestione dei profughi è una faccenda molto importante, molto delicata e anche molto impopolare, che la città di Ferrara non vuole più caricarsi da sola (o quasi) sulle spalle. Se gli altri Comuni tracheggiano, prendono tempo, si dichiarano indisponibili o poco disponibili, secondo il Comune capoluogo deve essere la Prefettura a prendere delle contromisure sollecitando, ordinando, ricordando che si può anche procedere a requisizioni di alloggi. Nessuno vorrebbe arrivare all’estrema ratio, ma d’ora in poi il prefetto sa che non potrà più contare sulla generosità di Ferrara. Tagliani e Sapigni hanno accompagnato il loro avviso con dei dati che evidenziano la disparità tra un territorio e l’altro della provincia. Alla data del 25 febbraio (nel frattempo le cose si sono ulteriormente squilibrate) i profughi accolti in abitazioni e strutture sono 677 (88 del residuo contingente Sprar, il resto di Mare Nostrum).

A Ferrara in base alle regole per calcolare le quote (popolazione residente e popolazione straniera residente in ogni singolo Comune) dovrebbero spettare l’accoglienza di 167 persone, invece ne accoglie 323, quasi il doppio. Se ai 323 si aggiungessero anche i 65 ospiti dell’hub di Pontelagoscuro si arriverebbe a + 221, ma essendo questa un’accoglienza transitoria (nel senso che la permanenza non è lunga) viene scomputata dalle quote.

Fanno il loro dovere e anche di più (vedi tabella) altri Comuni come Berra, Codigoro, Fiscaglia, Jolanda di Savoia, Ostellato, Ro, Tresigallo e Vigarano. Qualcuno è a mezza strade, ma ce ne sono otto che non accolgono nessuno. A zero sono Formignana, Goro, Lagosanto, Mesola, Mirabello, Portomaggiore, Tresigallo e Voghiera.

Un po’ di extra Ferrara sa di doverselo e poterselo accollare ma la stagione del buon esempio pare che sia stata finita.

Vi sono squilibri anche fra province: a Forlì -Cesena accolgono 116 persone in meno rispetto alla quota spettante. la provincia di Ferrara 50 in più. Sapigni, che è coordinatrice regionale Anci per l’immigrazione, ha segnalato la disparità.

Marcello Pradarelli

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