Il senso dei ferraresi per i baioch
L'editoriale domenicale del direttore della Nuova Ferrara sugli azzerati di Carife e la visita di Nicastro
FERRARA. La lingua batte dove il dente duole. È il titolo del libro nel quale Andrea Camilleri e Tullio De Mauro confermano che se l’italiano è la lingua dei concetti, il dialetto è invece l’idioma dei sentimenti.
Ecco perché giovedì, in prima pagina, la Nuova Ferrara ha titolato Padoan, a voi indré i mié baioch. Traduco immediatamente perché viviamo in epoca glocal: Ministro Padoan, pretendo che mi vengano restituiti i soldi.
È la trasposizione di uno dei cartelli che i risparmiatori ferraresi della vecchia Carife mercoledì a Roma avevano sventolato davanti al ministero dell’Economia. Siccome questo è un sentimento condiviso da almeno 28mila azionisti e circa 4mila obbligazionisti rimasti in braghe di tela (50 milioni polverizzati per l’ultima categoria dell’affezionata clientela), ho deciso di esprimerlo nella lingua materpaterna indigena. Baioch.
Mi piace e dispiace insistere sulla parola baioch, perché oltre a rifarsi a una moneta papalina d’argento, quindi grigia, baia, è fonosimbolica: evoca due soldi rimasti in bisàca (tasca). E anche una banca, quella vecchia, che non c'è più.
Qui voglio arrivare, seguendo il filo del pessimismo e avendo esperienza della complessità italica: temo che la gentile clientela che s’è vista polverizzare il patrimonio fra il 22 e il 23 novembre 2015 col decreto salvabanche, non vedrà un baioch. O soltanto un mezzo baioch.
Il supermanager Roberto Nicastro, nominato dal governo presidente delle quattro banche salvate, ha detto tre cose molto sode e spigolose. In sintesi mia: gli azionisti hanno già perso tutto nel divenire, con una lenta e inarrestabile consunzione, quindi nulla possono pretendere; gli obbligazionisti subordinati ferraresi appartengono alla terza fascia di gravità, quella che acquistò i titoli ben prima della fase acuta e quindi in tempi non sospetti; non tocca all’istituto bancario Nuova Carife decidere se, come, quando e quanto rimborsare, ma al governo.
Pranzando nella sala del consiglio d’amministrazione del palazzone umbertino di corso Giovecca, mi son chiesto: se la vecchia Carife, soggetto d’ogni causa, non esiste più; se la Nuova Carife col passato nulla c’entra; se il governo la tira lunga e col commissario Cantone vedrà banca per banca e caso per caso, i due baioch faranno neanche più rumore.
Giovedì il piano nobile della Cassa non sembrava più lo stesso, almeno da quello visto e vissuto il 25 giugno 2013, quando a forza di pressioni, articoli, corsivi, appelli i commissari decisero di dire stiticamente poche cose.
Pranzo: cappellacci in salsa di formaggio, straccetti di manzo con asparagi, torta di frutta. Sì: giovedì il presidente Nicastro e l’ad Capitanio hanno deciso di aprire la banca-salvadanaio con un pallido ricordo (anche gastronomico) degli splendours ferraresi. Incontro con la stampa con desinare veloce per promuovere la good bank. I tempi claustrali del commissariamento si sono tramutati in una vocazione alla chiarezza. Nicastro ha detto che l’atteggiamento dei ferraresi è comprensibile. Delusione dopo delusione (aumento di capitale sfiorito; banca commissariata; salvataggio col Fondo interbancario che non si sa che fine ha fatto; salvabanche governativo con annientamento delle obbligazioni), ora la banca ha quattrini, attende clienti che depositino e clienti che chiedano credito. Il presidente ha invitato a profittarne, sollecitando anche i giornali a superare il clima di sfiducia.
Ho domandato a Nicastro dove potremmo trovare ottimismo, se si considera che la Nuova Carife entro l’estate potrebbe essere alienata chissà chi. Il supermanager ha replicato che la positività - cioè una Nuova Carife robusta - permetterebbe il raggiungimento di due obiettivi: più candidati compratori e quindi più opportunità per Ferrara nel Patto per il Territorio, col quale il compratore si impegnerebbe sul locale. Cosa che Nicastro poco ore prima aveva detto anche ai sindaci in Castello. Sempre Nicastro s’è detto sorpreso per la tiepidità con la quale qui si parla sull’azione di responsabilità avviata contro 31 ex amministratori ed ex dirigenti della vecchia Carife. Un’azione che se dovesse raggiungere l’obiettivo extraterrestre di portare a casa un risarcimento di 100 milioni di euro, non darebbe ristoro agli obbligazionisti polverizzati. Insomma, neanche un baioch. Senza questi, in assenza della minima certezza di un risarcimento, la vecchia Carife sarà relegata nella storia come la mummia del grande salvadanaio, e la Nuova Carife resterà un piccolo evoluto governativo salvadanaio, in partenza, e perciò temporaneo.
Nicastro, servono tempo e pazienza. Secoli. Va capito e rispettato il senso dei ferraresi per i loro baioch prima elargiti, poi strizzati, ora invocati: ce n’erano tanti, non ce ne sono più, e ora ci dite di investirli... Qui c'è gente terragna nonostante i fiumi, i fossi e il mare. C’è ancora un senso sacrosanto del risparmio e della fiducia. E c’è amarezza profonda. La lingua batte dove il dente duole.
Stefano Scansani
s.scansani@lanuovaferrara.it
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