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Uno sgabello per salire in cima al mondo

di Maurizio Barbieri
Uno sgabello per salire in cima al mondo

L’invenzione di una ditta di Portomaggiore, che ha realizzato l’attrezzo per il noto direttore d’orchestra Ezio Bosso

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PORTOMAGGIORE. C’è un legame che unisce il grande pianista e direttore d’orchestra di fama internazionale Ezio Bosso che si è esibito recentemente al festival di Sanremo con la canzone Following a bird, e la nostra provincia. Un filo che passa da Portomaggiore e che ha come protagonista uno sgabello. Tutto nasce qualche tempo fa quando ad un architetto che aveva collaborato in passato con l’azienda portuense uno studio di Bologna gli aveva chiesto se conosceva un’azienda in grado di costruire un particolare tipo di sgabello. «Questo architetto - spiega Gianni Bonora, cotitolare dell’azienda Arredo Uno assieme ad Alessandro Baraldi, fratello dell’attuale vice sindaco portuense Andrea e titolare sempre con Baraldi e Daniele Brunelli di un’altra azienda, la Mida - con il quale avevo avuto in passato rapporti di lavoro mi ha chiesto se ero in gradi poter soddisfare questa richiesta. Ho accettato subito e l’ho creato all’istante. Abbiamo fatto una prova seduta a Bologna con il Maestro Bosso che l’ha provato, abbiamo apportato alcune modifiche e in un paio di settimane è stato realizzato. L’abbiamo riportato a Bologna ricordo un giorno in cui il Maestro era dal dentista e poi lo stesso Bosso se lo è portato a Torino e al festival di Sanremo». È lo stesso Bonora a spiegare come è fatto questo particolare sgabello. «È composto da legno, metallo e pelle. La parte in legno ha dodici anelli, sempre in legno. È alto 73 centimetri, pesa 70 kg, largo 50 cm e profondo 40. Le gambe sono composte da quattro coni in metallo di ferro pieno in modo tale che il peso lo tenga fermo a terra e il cuscino in pelle ha quattro regolazioni, si alza e si abbassa di 4 cm e si inclina. La frase 12 stanze che il Maestro ha menzionato al festival di Sanremo è legata ad un suo modo di pensare. Posso dire che Bosso è una persona straordinaria. Mi ha detto suito di dargli del tu, si è creato un bel feeling, una persona che sa metterti a tuo agio. Lo sgabello gli è piaciuto moltissimo e ne realizzeremo altri quattro con lievi modifiche». Con Bonora approfondiamo il discorso legato alla sua azienda. «Abbiamo trent’anni di vita, sempre qui a Portomaggiore, attualmente la sede è in via Di Vittorio dietro alla stazione ferroviaria. Abbiamo una quindicina di dipendenti e considerato i 16 della Mida, altra nostra azienda che lavora il metallo mentre la Mida si occupa di arredi, arriviamo in totale a 31. Ci occupiamo di arredamenti su misura per ristoranti e locali vari. Il nostro mercato è nazionale per il 50% ed estero per il rimanente 50%. La crisi ci ha toccato negli anni passati dal 2009 al 2014 ma solo in Italia in quanto il nostro è un mercato di nicchia. Lavoriamo per grandi nomi quali Mc’ Donald’s, Pinko, Camst e per conto terzi per aziende che lavorano per Ferrè, Gucci e altri nomi famosi. All’estero operiamo soprattutto nei Paesi Arabi, Sud America e Gran Bretagna. Attualmente stiamo lavorando per il negozio Pinko di Monaco di Baviera in Germania mentre abbiamo arredato un grande magazzino nel centro di Beirut in Libano, si tratta di un palazzo di cinque piani che si chiama Aishti, tutti negozi grandi firme. Abbiamo arredato la parte centrale che li unisce tutti. Guardi che all’estero il nome Italia è visto come sinonimo di qualità. Faccio parte della nazionale di pesca sportiva e posso testimoniarlo». Il fatturato è di circa 6 milioni di euro per ArredoUno e un milione e mezzo di euro per Mida. Le due aziende da tempo sponsorizzano varie realtà locali, dalla Portuense calcio alla pallavolo, fino all’attività natatoria della Delfino ’93.

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