Versalis, a Ferrara sotto tiro finisce il governo
Manifestazione contro la “dismission” di Eni alla presenza dei tre segretari nazionali dei chimici «Il fondo americano non ha le caratteristiche giuste per gestire la chimica e investire sul green»
FERRARA. «Benito Mussolini nel 1942 in piena guerra venne a ma Ferrara a inaugurare l’autarchico impianto della Gomma Sintetica, ci sono foto dell’avvenimento, bene non vorrei che l’attuale presidente del consiglio Renzi venga ricordato per aver chiuso l petrolchimico. Ci battiamo per evitare questi accostamenti». Massimo Zanirato, segretario provinciale Uil, lo dice ai piedi del palco mentre conversa con i cronisti e lo ribadisce quando è il suo turno di parlare alla manifestazione indetta in piazza Muncipale per scongiurare la vendita della quota di maggioranza di Versalis al fondo americano Sk Kapital.
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La dimission. Mussolini a parte, tutti i dirigenti e i delegati sindacali che si sono avvicendati al microfono hanno picchiato duro contro il governo, il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi e il premier Matteo Renzi. Nonè stato risparmiato nemmeno Descalzi, l’ad di Eni, che l’altro ieri a Londra ha fatto intendere che la “dismission”va avanti e che nel futuro della società c’è molto “oil&gas” in giro per il mondo e meno industria di trasformazione in Italia. Ma la volontà di Eni è risaputa, scontato l’obiettivo e non è lì che vanno più a bussare i sindacati. Secondo i quali ormai solo il governo, che tramite il Tesoro detiene la golden share di Eni, può fare cambiare idea a Descalzi. Ecco perché c’è Renzi sotto tiro.
Il bene comune. Il primo a parlare e a dare il benvenuto alle delegazioni Eni venute da Mantova (c’erano anche la vicepresidente della Provincia Francesca Zaltieri e il vice sindaco Giovanni Buvoli), da Venezia e da Ravenna è stato il sindaco Tagliani, chiamato al microfono dallo speaker Stefano Mantovani, segretario provinciale Uilcem. «Questo paese - ha detto Tagliani - non può permettersi di perdere una filiera importante della manifattura. Non siamo solo un paese di arte e cultura. Abbiamo anche tanti balocchi, ma non bastano per dare lavoro a migliaia di persone. Abbiamo bisogno di lavoro di qualità e di lavoro tutelato. Sk Kapital non è la risposta che ci tranquillizza e ci rassicura. Sono con voi». Non è una solidarietà causale quella di Tagliani: il polo chimico a Ferrara non è il risultato solo di scelte delle industrie nazionali e straniere, è anche il frutto di accordi e di politiche in cui il Comune e le istituzioni si sono spese ed esposte per far convivere chimica e ambiente, salute e lavoro, turbogas e bonifiche. La natura di Sk Kapital appare come estranea a questa lunga storia industriale e i tre segretari nazionali dei chimici lo ripetono contando che l’eco arrivi a Palazzo Chigi.
SKK e Renzi. Paolo Pirani (Uilcem): «Eni vuole andarsene e il silenzio assordante del governo grida vendetta. Se non basta torneremo a Roma per farci sentire. Perché se diventerà padrone chi ha base alle isole Cayman non avremo più un interlocutore».
Emilio Miceli (Filctem-Cgil): «Abbiamo la testa dura, andremo avanti fino in fondo. Il governo fa scena muta perché è d’accordo con il progetto Eni, vuole vendere per fare cassa e con quei soldi abbassare le tasse. Ma la ricchezza non è questa, noi pensiamo che la ricchezza viene dal lavoro. No a salti nel buio. Sk Kapital è la soluzione sbagliata, non si vende l’industria nazionale a chi sta nei paradisi fiscali».
Poi tocca ad Angelo Colombini (Femca-Cisl): «La nostra chimica manifatturiera è tra le migliori al mondo, Sk Kapital non ha le caratteristiche per acquisire e gestire una realtà ndustriale come Versalis. Non c’è garanzia che investa nella chimica verde, dove il ritorno c’è dopo 5 anni. Cercano i profitti subito». E invoca un riposizionamento su questa strategica battaglia attorno alla chimica di oggi e del futuro: «Caro Renzi, Eni deve stare con il sindacato, il governo deve stare con il sindacato».
Tanti o pochi. Hanno parlato anche diversi altri esponenti sindacali, alcuni hanno detto «siamo in tanti». Non era così. Per questa importante vertenza nazionale in piazza c’erano non più di duecento persone compresi giornalisti, fotografi e rappresentanti delle istituzioni. Solo i dipendenti di Versalis Ferrara sono circa 300. L’unico che ha accennato alle «piazze piene o non piene» è stato Riccardo Coletti, dirigente della Filctem-Cgil di Venezia: «Dobbiamo cambiare molto come sindacato» ha detto. Frase riferita anche alla necessità di valorizzare vittorie come quella di Luca Fiorini, il delegato di Basell licenziato e riassunto sulla scorta di due sentenze. Fiorini era in piazza con la bandiera del suo sindacato.
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