La Nuova Ferrara

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I giovani e Libera contro le cosche

di Marcello Pulidori
I giovani e Libera contro le cosche

Intervista a Mara Biondi referente dell’associazione: «La guerra ai clan non è vinta, ma il vento sta girando»

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CENTO. Mara Biondi è centese, ha 56 anni e da almeno 5 è uno dei pilastri della lotta alle mafie nel Centopievese. Lei, suo marito, molti amici e tanti cuori sono gli ingredienti necessari per un impegno così grande. Mara è la referente del presidio Libera del Centopievese. L’abbiamo intervistata.

Quali sono gli ostacoli maggiori che incontrate quando parlate ai cittadini, che sia qui a Cento che in Sicilia?

«La frase che ci fa più male è quella pronunciata alle volte dai ragazzi: “ma tanto la mafia non finirà mai”, e ciò che più ci angustia è proprio il fatto che questa frase arrivi da questi giovani. Ma il vento sta cambiando».

Grazie a quali iniziative?

«Innanzitutto grazie al lavoro di tante persone, splendidi portabandiera di Libera che si adoperano nelle scuole, negli asili, sulle strade».

Quanti aderenti contate in questo territorio?

«Siamo oltre 100, e ne andiamo fieri perché il numero per noi è altissimo. Siamo nati, come presidio, nel 2010 e da allora abbiamo fatto tanta strada, Ma tanta, tantissima, resta da percorrere».

Perché è così difficile sradicare la mafia. Se lo è chiesto?

«Perché le mafie hanno ramificazioni profondissime, possono contare su appoggi di vario tipo, come ci è capitato di vedere tempo fa nella zona di Trapani dove ci trovavamo per una iniziativa».

Perché il vostro presidio è intitolato a “Barbara, Giuseppe e Salvatore Asta”?

«È una storia terribile. Barbara, Giuseppe e Salvatore sono i nomi di una mamma e dei suoi bimbi, saltati in aria e assassinati il 2 aprile 1985 a Pizzolungo, nel Trapanese. La macchina, imbottita di tritolo, colpì la loro auto ma era destinata al giudice Carlo Palermo».

Per la giornata di oggi cosa avete organizzato?

«Ci riuniremo assieme al consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze, sarà un momento importante».

Quando il tribunale sequestra e poi confisca un bene (terreni, appartamenti, società), come avviene l’assegnazione all’utente (“pulito”) finale?

«In modo assolutamente trasparente. Intanto vorrei precisare che i beni non sono di Libera, come molti pensano. Il giudice confisca, il bene, facciamo l’esempio di un terreno; questo terreno diventa di proprietà del Comune, o della Provincia competenti per territorio. L’ente pubblico nel frattempo istituisce un bando, anche questo pubblico, e attraverso il bando il terreno viene assegnato al vincitore del bando stesso. Solitamente si tratta di una cooperativa, ma non è sempre detto che sia così. Più trasparenza di questa!».

Ecco la mappa dei beni confiscati realizzata da Confiscati Bene (dati dell'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati)

I vostri programmi a breve termine?

«Coinvolgere soprattutto i giovani. Ricordare le vittime di mafie e ricostruirne la storia attraverso ricerche informatiche, capire come e perché si può ancora morire di mafia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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