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Il no alle mafie inciso sui sassi

Coinvolgente iniziativa di Libera e Comune in piazza 21 Marzo con i ragazzi delle scuole centesi

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CENTO. Carlo Alberto dalla Chiesa, Giuseppe Di Matteo, Domenico Martinucci, Nicola Campolongo... Sono oltre mille i nomi delle vittime di mafia, scritti ieri a Cento dai ragazzi delle scuole, sui sassi. Pesanti macigni, collegati e attorno a essi, ponti di memoria, fili d'impegno e cerchi di cittadinanza attiva, per non dimenticare e per proseguire insieme nella lotta contro le mafie.

Si è svolta così ieri mattina nella piazza 21 Marzo a Cento, la 21ª edizione della Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Protagonisti, tanti ragazzi che hanno dato così la loro testimonianza di partecipazione attiva in una «giornata importante – ha evidenziato il sindaco Lodi - in cui Libera, con il suo presidente don Luigi Ciotti, e in contemporanea molte persone oggi in tantissime città d'Italia, ribadiscono, ad alta voce e tutti insieme, un fermo no ad ogni forma di mafia».

Un presidio, quello che si è tenuto in piazza 21 Marzo, organizzato da Libera del Centopievese e dal Comune di Cento, in «un luogo speciale dedicato tutti i giorni dell'anno, alle vittime e alla lotta alla mafia, per rivolgere un pensiero alle tante persone innocenti che hanno perso la vita per mano di chi crede che, con la prevaricazione e l'arroganza, si possa costruire una rete criminale».

Nel posizionare il sasso con il nome di Barbara, Giuseppe e Salvatore Asta, a cui è dedicato il Presidio di Libera del Centopievese, il sindaco si è rivolto ai tanti ragazzi delle scuole centesi presenti: «È solo insieme, Stato ed istituzioni, adulti e giovani generazioni, ognuno con le proprie responsabilità, che ce la faremo. Perché si affermi la cultura della legalità».

Soffermandosi su come «le mafie nei paesi come nel mondo, attaccano e corrodono, attraverso l'intimidazione, il racket, l'usura, qualsiasi forma di libertà e possibilità di scelta».

Mara Biondi del Presidio di Libera ha spiegato: «Sono oltre mille le vittime, da ricordare. Tanti concittadini che, con il loro esempio e a costo della vita, hanno iniziato una battaglia per la legalità. Un'eredità da raccogliere, e un impegno che tanti familiari stanno con forza portando avanti. E noi dobbiamo essere le loro gambe, i loro occhi e la loro voce. C'è tanto da fare».

Ai ragazzi, tanti esempi concreti di cittadinanza attiva, per «essere bravi cittadini, in modo che le mafie non attecchiscano». Posati poi a simbolo, dagli studenti delle scuole centesi e del consiglio comunale dei ragazzi, i sassi in cerchio: «Sono pesanti macigni che ci devono spingere a reagire». E per non dimenticare, le storie di alcune delle vittime, che sono state raccontare e lette dai ragazzi di Libera e del Tavolo dei giovani di Cento.

Beatrice Barberini

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