Il Pd diviso sulle trivelle fa informazione
Il segretario Vitellio: dibattito nei circoli, andrò a votare (forse No). Ecodem alle urne senza indicazioni
Comincia ad agitarsi anche a livello locale il “corpaccione” del Pd sul referendum no-triv del 17 aprile. L’astensione indicata come strada maestra a livello nazionale sta provocando fibrillazioni non solo negli Ecodem di Alessandro Bratti, che proprio ieri hanno inviato ad andare a votare, come dimostra il post del segretario del Circolo cittadino, Davide Nanni («Meno male che il Pd è fatto anche di tanti iscritti che hanno a cuore l’ambiente, non credo staranno tutti a casa il 17 aprile. O almeno lo spero» ha scritto commentando un tweet di Gaetano Sateriale sul «declino del partito»). Così ieri pomeriggio il segretario provinciale Luigi Vitellio ha preso l’iniziativa, annunciando la strategia locale del partito: «Abbiamo il dovere di non lasciare il campo ai populismi di Lega, M5S e comitati vari, come successe con i quesiti sull’acqua pubblica. Promuoveremo momenti di confronto e informazione nei nostri circoli, per chiarire che questo non è un referendum blocca-trivelle, ma riguarda semplicemente il rinnovo delle concessioni già operative sulle piattaforme. Il rischio è la perdita di 10mila posti di lavoro. Il Pd - sono le esatte parole di Vitellio - non dice di non andare a votare, ma che è legittima la posizione di chi deciderà di restare a casa, perché su di un quesito del genere anche questa è una posizione politica. Tra l’altro i nostri sindaci, in accordo con la Regione, hanno preso posizioni ben più nette sulle trivellazioni». Il segretario risponde... per due terzi alla domanda di cosa farà lui, «andrò a votare, non dico ancora esplicitamente come»: a occhio voterà No.
Gl Ecodem di Bratti, invece, difendono il gas naturale come energia “di transizione” ma «vediamo con grande preoccupazione e siamo contrari all’idea di sfruttare le risorse “autoctone”, ormai residuali, il cui prelievo presenta un impatto ambientale non trascurabile. Questo sia per le estrazioni a mare che per quelle a terra». Gli ecologisti democratici giudicano «positivo il lavoro fatto dal Partito democratico nella legge di stabilità per escludere nuovi sfruttamenti di giacimenti entro le dodici miglia e per ribadire l’importanza del coinvolgimento degli enti locali nel rilascio di eventuali nuovi permessi». L’unico quesito rimasto nel referendum «sicuramente non fermerà lo sfruttamento di tutte le risorse fossili nazionali», e viene giudicato anzi «non congruo e di fatto inefficace». Tuttavia «non sottovalutiamo anche il valore simbolico del referendum - concludono gli Ecodem emiliani - Sosteniamo le scelte dei territori poiché la maggioranza dei nostri aderenti è orientato verso il Sì, ma lasciamo comunque libertà di voto ai nostri associati». Un endorsment, dunque, piuttosto tiepido e pieno di distinguo, sul quale pesa probabilmente la posizione della Regione Emilia Romagna che non ha sostenuto la raccolta di firme.
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