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«Niente case? L’alternativa è solo un campo profughi»

«Niente case? L’alternativa è solo un campo profughi»

Alvisi (Asp) mette in guardia i sindaci: gli arrivi continueranno, superare i blocchi Incontro Prefetto-assessore, si va verso ospitalità senza l’assenso dei Comuni

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Dopo i messaggi a distanza dei giorni scorsi che avevano cambiato il clima istituzionale sulla questione-profughi, ieri c’è stato il primo confronto tra il prefetto Michele Tortora e l’assessore Chiara Sapigni. «Abbiamo iniziato a ragionare su questioni operative, come i meccanismi di rilascio più rapido delle abitazioni dopo l’uscita degli ospiti, e il reperimento di nuove strutture, ma poi bisognerà affrontare il nodo della indisponibilità dei Comuni» ha riassunto al termine l’assessore, che assieme al sindaco Tagliani si era incaricata di dire stop a nuovi arrivi in città in assenza di aperture da parte dei (tanti) capoluoghi ferraresi al di sotto della loro quota-ospiti. In concreto, Palazzo Municipale ha chiesto alla Prefettura, e di conseguenza al braccio operativo Asp, di firmare accordi con i privati anche in assenza del via libera dei rispettivi Comuni, evitando requisizioni o misure ancora più drastiche. Potrebbe essere accontentato, fornendo così all’Asp la “copertura” per meglio redistribuire le presenze dei richiedenti asilo in provincia, ma bisogna attendere atti concreti per sapere se sarà davvero questo l’orientamento. Di sicuro il blocco dell’ospitalità volontaria prefigura scenari inediti per una realtà come Ferrara, e non si tratta delle requisizioni: «Queste persone continueranno ad arrivare - è il ragionamento di Angela Alvisi, presidente Asp - Vogliamo metterle in un campo profughi, come è successo in Francia piuttosto che in Grecia? Altre possibilità non ce ne sono, per cui in qualche modo bisogna superare le contrarietà localistiche e utilizzare le disponibilità che continuano ad esserci offerte dai privati: è anche un modo per trasferire risorse all’economia locale».

Proprio in queste ore dovrebbe concretizzarsi un accordo di ospitalità a Lagosanto, uno dei comuni in pesante deficit di accoglienza, e qualche altro contratto è sul punto di essere definito. I territori sui quali si sta concentrando l’attenzione sono quelli dell’Alto Ferrarese, in particolare Sant’Agostino (quota di 13 posti, nessun accolto) e Mirabello (8 e 0), oltre a Bondeno (22 e 1), dove c’è un’opposizione politica del sindaco che invoca prima la sistemazione definitiva dei nuclei terremotati. A Mesola, pure a 0 quanto ad accoglienza con 18 posti assegnati, un accordo con i privati è saltato non per l’opposizione del Comune, ma per tensioni a livello locale, mentre a Goro (36 posti di quota e nessun accolto) ci sono serie difficoltà a trovare proprietari disponibili all’accoglienza, come pure a Voghiera (13 e 0). Ma anche a Copparo, che pure è “sotto” quota solo di 9 persone, sarà probabilmente richiesta una maggiore accoglienza.

La situazione è insomma molto variegata a livello territoriale e in certi casi non basterà superare le opposizioni dei sindaci per ottenere risultati. Palazzo Municipale sta comunque ottenendo riconoscimenti per gli sforzi fatti, al di là dei distinguo del prefetto («capisco ma non condivido»), vista l’entità dello squilibrio lamentato: con 167 posti assegnati, Ferrara ospita infatti 232 richiedenti asilo, quasi il doppio.

Sembra raccogliere scarsi consensi l’ipotesi alternativa di procedere ad una raffica di requisizioni di strutture private, perché si teme di scatenare proteste politiche e strumentalizzazioni, che dal punto di vista di Comuni e Prefettura complicherebbero ulteriormente il quadro. Di certo la situazione di stallo non potrà durare a lungo.

Stefano Ciervo

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