Appalto di Cona, assolto anche Pinelli
Cadute in appello le accuse contro il responsabile amministrativo condannato in primo grado
Dei 12 imputati per l’appalto dell’ospedale di Cona era l’unico ad essere stato condannato, se si esclude un tecnico, componente della commissione di collaudo, incappato in un caso di conflitto di interessi. Ma il nucleo di quel processo si trovava altrove: erano le perizie di variante che secondo la procura avevano garantito un «ingiusto guadagno» al consorzio di imprese al quale erano stati affidati i lavori. Accuse cadute nell’aprile 2015 per 10 degli 11 imputati andati a processo, tranne che per il collaudatore Andrea Benedetti. Marino Pinelli, il dodicesimo imputato, responsabile amministrativo del maxi-appalto, era stato condannato ad un anno per abuso d’ufficio nel 2013, avendo chiesto il rito abbreviato per accorciare i tempi del giudizio. Ieri in appello, a Bologna, anche la condanna a suo carico è caduta e Pinelli, assistito dall’avvocato modenese Lorenzo Muracchini, è stato assolto. «Per il giudice il fatto non costituisce reato - ha dichiarato il legale - lo stesso procuratore generale aveva chiesto l’assoluzione di Pinelli perché nel corso del procedimento d’appello non sono emersi elementi che indichino responsabilità del mio assistito. Non è stato contestato alcun reato corruttivo e il giudice non ha ravvisato anomalie nella procedura descritta da Pinelli».
Era stato lo stesso Pinelli, nel 2012, a sollevare un dubbio che era “sfuggito” alla procura: che una parte dei lavori, cioè, fosse stata pagata due volte. In una relazione spiegava che alcune varianti dell'opera prescrivevano interventi già inclusi nei progetti originari e per i quali l'azienda sanitaria non avrebbe dovuto corrispondere ulteriori somme, oltre quella oggetto dell'appalto. «È stata fatta giustizia - ha dichiarato ieri Pinelli - la procura in primo grado ha basato l’impianto accusatorio su una perizia eseguita con grande superficialità e che ha travisato alcuni aspetti legati alle varianti. Dico che su questa vicenda, e sulle responsabilità che mi erano state addebitate, ora cadute, c’è ancora qualcosa da raccontare».
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