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Ferrara, "troppa inciviltà nelle feste di laurea"

Ferrara, "troppa inciviltà nelle feste di laurea"

Dopo la festa con la finta via Crucis con crocefisso, scopia la polemica. E i commercianti si dicono  stanchi per lo sporco lasciato in strada. Unife: rafforzeremo il servizio di vigilanza, ma il Comune ci aiuti

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FERRARA. Il giorno della laurea è uno dei più belli della propria vita. È quindi giusto e sacrosanto festeggiare questo avvenimento, che suggella il passaggio dalla formazione alla vita lavorativa, per i più fortunati.

Ma spesso capita che, trasportati da eccessivo entusiasmo, la festa degeneri, e si trasformi in imbrattamento di edifici e luoghi di culto. Testimone ne è Rocco Sorrentino, titolare del negozio “Girobio”, di via Terranuova, all'angolo con il sagrato della chiesa di san Francesco, dove avvengono molte feste di laurea. Sorrentino ci tiene a sottolineare che si tratta di frange, che non tutti si comportano raggirando le più elementari norme di comportamento.

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Tuttavia, «esiste una frangia che si rifà ad una tradizione goliardico-veneta, e che degenera in volgarità e sporcizia. È un problema ciclico, che si ripete ad ogni sessione di laurea. Il neo-laureato viene colpito con una miscela di uova e farina, e si crea uno scempio ovunque. Dal sagrato lanciano di tutto, senza la minima cognizione di causa, per cui si crea un impasto puzzolente che va a sporcare i muri degli edifici». In effetti, il titolare ci mostra un lato del palazzo storico in cui si trova il suo negozio, dove sono chiaramente visibili resti di uova ovunque. Non solo sul muro, ma sul marciapiede e sul piccolo paracarro che delimita il sagrato.

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Nonostante questo, Rocco Sorrentino spiega che «la zona ora è anche pulita». Il racconto di Sorrentino è molto dettagliato, e ricorda che lo scorso anno perfino un uovo venne lanciato all'interno del suo negozio. «I problemi sono due: se si fa notare ai ragazzi che stanno esagerando,si arrabbiano perché dicono che roviniamo loro la festa. L'anno scorso una signora passando si era permessa di far notare la cosa, e nacque un battibecco con la madre di uno dei neo-laureati, e finì a sberle. È dovuta intervenire la polizia per sedare la questione. La cosa grave è veder i genitori dei laureati felici di questo genere di festeggiamento, senza alcuna remora».

L'altro aspetto è che «questo spazio non è un luogo qualsiasi, ma è tutelato dalla Sovrintendenza, e non si può ridurre in queste condizioni. Chi pulisce dopo? Io spazzo, la proprietaria dell'immobile lava, ma l'impasto di uova e farina è difficile da togliere».

Poco rimane da fare: «la polizia municipale osserva poi chiama Hera. Ma servirebbero interventi più incisivi. Il Comune dovrebbe emanare una delibera per impedire questo tipo di festeggiamenti, oppure sanzionare per lo sporco provocato e l'intervento di pulizia.Perché questi barbari fanno queste cose?Se si risponde che è una tradizione, io dico che è sbagliata quindi è da interrompere. A Padova, l'amministrazione ha messo a disposizione un pannello di plastica dove questi soggetti possono inzupparsi tranquillamente. Il problema è etico, morale, di pulizia, e di costi, ma nessuno interviene. Se questi sono i dirigenti di domani mi preoccupo molto», conclude amareggiato Rocco Sorrentino.

Il professor Paolo Tanganelli, prorettore delegato alla didattica, spiega che il regolamento emanato dall'ex rettore Pasquale Nappi è tuttora in vigore, e che i manager didattici raccomandano di tenere un comportamento adeguato.

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«Purtroppo le indicazioni rimangono disattese. Il direttore del dipartimento umanistico, a causa degli episodi successi in questi giorni, ha intenzione di intervenire, rafforzando il servizio di vigilanza interna. Tuttavia la vigilanza è plausibile solo su aree attigue all'Università, nel caso del sagrato della chiesa di san Francesco non ci è possibile. Un aiuto potrebbe venire dalla vigilanza del Comune, che impedisca la degenerazione delle feste. Abbiamo installato delle telecamere, che permettono di monitorare quanto succede nelle zone attigue. Purtroppo è un problema annoso, di difficile soluzione».

Veronica Capucci

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