La Nuova Ferrara

Ferrara

«La ripresa parte dal Patto per il lavoro»

di Gian Pietro Zerbini
«La ripresa parte dal Patto per il lavoro»

L’assessore comunale Ferri: in due anni la disoccupazione è scesa dal 14,4% al 12,3%, ma restano le difficoltà tra i giovani

4 MINUTI DI LETTURA





Il Patto per il Lavoro anche a Ferrara sta prendendo forma e diventando una realtà. Da mesi ci sta lavorando l’amministrazione comunale e in particolare l’assessore alle attività produttive Caterina Ferri.

Assessore cosa state facendo per aumentare lo sviluppo e i posti lavoro?

«Ho letto con piacere proprio sulle pagine della Nuova Ferrara dell’iniziativa della Camera di Commercio di un progetto per fare della nostra provincia un Territorio delle opportunità. Le nove direttrici proposte sono perfettamente in linea con le priorità del Comune per i prossimi anni. Così come è perfettamente in linea la ratio che sottende all’iniziativa, ovvero sostenere l’occupazione e la competitività del nostro sistema economico. In quest’ottica andava il bando per l’attrattività che Comune e Camera hanno finanziato nel 2015 e che ha consentito, con 260mila euro di finanziamenti, di far arrivare in città 6 nuove imprese che hanno creato 39 nuovi posti di lavoro, e investimenti per 2,5 milioni di euro. Numeri importanti».

Vuole fornire qualche dato sulla situazione occupazionale nel territorio ferrarese?

«Ferrara non è certo rimasta immune dalle conseguenze del processo di profonda trasformazione delle strutture economiche e produttive, accelerato dalla grave crisi internazionale di questi anni, anche se i dati Istat ci dicono che nel 2015 il tasso di disoccupazione nella nostra provincia rispetto al 2013 si è abbassato di oltre il 2 punti (passando dal 14,4 al 12,3%), e che gli occupati sono cresciuti».

Resta un problema giovanile?

«Non possiamo non guardare con preoccupazione ad un contesto che vede ancora una grande difficoltà per i giovani ad inserirsi nel mercato del lavoro locale, e un’emergenza legata alle persone, specie in età matura, che hanno perso il lavoro e che sono nelle condizioni di doversi reinventare una vita. Si tratta spesso di persone in possesso di grandi competenze e di esperienza professionale che potrebbero trasformarsi in impresa».

Quali gli strumenti operativi da adottare?

«Per questo nel corso del 2016, in accordo con la Camera di Commercio, lanceremo una misura dedicata al sostegno e alla nascita di impresa da parte di lavoratori espulsi dal mercato del lavoro. Anche la Holding del Comune, grazie a un’idea della maggioranza consigliare, sta selezionando 75 persone, prioritariamente con più di 50 anni, che potranno essere inserite per 6 mesi in tirocinio nelle aziende che lavorano per il gruppo. Sappiamo bene che il tirocinio non è un lavoro, ma è di certo un modo per fare incontrare una persona che lo cerca e un’azienda a sua volta alla ricerca di professionalità. Ci auguriamo ovviamente che alla fine del percorso nascano contratti veri e propri. Credo sia opportuno ricordare quanto il Comune sta facendo perché per quanto sappiamo bene che sono le imprese a creare lavoro, riteniamo che il territorio sia uno dei motori dello sviluppo».

Ci spieghi il piano che mettere in campo...

«In questa ottica nasce, anche su impulso delle parti sociali, “Lavoro per Ferrara”, una proposta che nei prossimi giorni presenteremo alle organizzazioni sindacali, alle categorie economiche, al terzo settore, all’Università e a tutti coloro che vorranno dare il loro contributo, per aprire un luogo di confronto e condivisione delle scelte di programmazione che il Comune di Ferrara metterà in campo nei prossimi anni».

C’è un accordo con la Regione?

«Siamo proprio partiti dal Patto regionale per il Lavoro sottoscritto il 20 luglio 2015 in Regione Emilia-Romagna e abbiamo approfondito i contenuti del Documento Unico di Programmazione del Comune di Ferrara cercando di sottolineare il valore che la programmazione e la spesa rivestono nell’ambito della creazione di valore – occupazionale, economico, sociale, culturale – nella nostra città. La nostra ambizione è quella di concentrare l’attenzione e la discussione sulla concretezza delle cose da fare, senza appiattirle in un pragmatismo senza visione, ma tentando al contrario di dare loro un senso e contenuti nell’ambito di una lucida individuazione degli obiettivi da raggiungere».

Si parla in questi giorni di un necessario confronto tra pubblico e privato, il progetto va in questa direzione?

«Vogliamo cogliere la sfida di dar progressivamente vita ad una nuova generazione di politiche pubbliche, capaci di intervenire nella trasformazione socioeconomica in atto, pur nella consapevolezza dei nostri limiti di azione, ma alla luce delle opportunità offerte dai fondi regionali, nazionali ed europei. L’obiettivo è facilitare un percorso collettivo di pensiero lungo e di progettualità, volto a rilanciare un nuovo sviluppo territoriale orientato alla coesione sociale, alla creazione di posti di lavoro di qualità, ad una comunità cittadina aperta ai bisogni delle persone e alle loro aspirazioni».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google