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Tutti giù per terra: trasloco bloccato

Tutti giù per terra: trasloco bloccato

Dirigenti Ausl, carabinieri e personale dell’ospedale hanno provato a bloccare la sommossa. I pediatri restano fuori

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COMACCHIO. L’8 gennaio 2014 con un gesto eclatante che quasi gli costò la vita, Manrico Mezzogori, sanguigno presidente della Consulta Popolare per il San Camillo, si calò con una fune dal tetto del Punto di primo intervento dell’ospedale San Camillo, dopo la repentina chiusura del pronto soccorso. Ieri lo stesso Mezzogori con un’altra azione simbolica, analoga a quella messa in atto il 24 ottobre 2013, quando fu occupato il secondo piano del San Camillo, ha impedito che si consumasse quello che definisce «L’ennesimo abuso». Si è ripetuto difatti il copione di due anni e mezzo fa, con la messa in atto di una resistenza passiva al trasloco di attrezzature, questa volta dal terzo piano della struttura sanitaria, dove avrebbe dovuto insediarsi la pediatria di gruppo. «Da 3 anni chiediamo di arrivare ad un accordo globale – esclama Mezzogori -, non a pezzi. Non possiamo accettare che vengano sconfessati accordi regionali. L’Asl è fuori legge, in aperta violazione delle norme urbanistiche comunali». Tutto è cominciato ieri mattina, intorno alle 7.30, quando uno dei sostenitori della Consulta che a rotazione dall’ottobre 2013 presidiano il secondo piano del San Camillo, si è reso conto che alcuni operai stavano caricando su due camion letti e poltrone provenienti dal terzo piano dell’edificio. «Il nostro socio – spiega Maria Rosa Luciani della Consulta -, ha fatto il tam tam e siamo subito arrivati in tanti». Di lì a poco, oltre a Mezzogori, che con il proprio corpo ha creato una barriera fisica, determinando la sospensione delle operazioni in atto, sono arrivati anche i Carabinieri, il direttore di distretto Gianni Serra, la responsabile della direzione infermieristica Micaela Pandini ed alcuni esponenti politici locali. «Anche se il trasloco è stato sospeso, - assicura Luciani -, noi continueremo a vigilare». Mezzogori infiammandosi, ricorda che durante l'incontro del 2 dicembre scorso fu proprio il direttore di distretto a sostenere che per il San Camillo non era mai stato chiesto il cambio di destinazione d’uso. «L’ospedale di comunità esercita le sue funzioni in violazione delle leggi dello Stato – inveisce il presidente della Consulta -; siamo noi a pretendere il rispetto delle leggi. Deve essere chiaro a tutti come stanno le cose -aggiunge – dopo l’ipotesi globale del progetto discusso lo scorso anno e poi sembra che di nuovo siano state cambiate le carte in tavola». Senza scalfirsi Mezzogori rilancia l’ipotesi di un confronto tra medici privati e dirigenza dell’Asl, assicurando comunque la prosecuzione della vigilanza da parte dei sostenitori della Consulta, lasciando presagire nuovi esposti in Prefettura. Per i sostenitori della Consulta, quello che si starebbe cercando di compiere sarebbe solo lo spostamento di servizi da un piano all’altro del San Camillo, come la pediatria di comunità e la riabilitazione. L'unico elemento di novità è ritenuto l'inserimento del Servizio di Igiene Pubblica, a Migliarino dal 2012, “ma insieme al loro progetto deve partire anche il nostro occorre un bando per far partire la collaborazione pubblico/privata di cui si è parlato».

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