La Nuova Ferrara

Ferrara

indagine sui contaminanti

Troppi pesticidi, allarme Legambiente per Modena e Ferrara

Po di Volano
◗
Po di Volano

Dossier dell'associazione, che indica tra i bacini dove è stata riscontrata la presenza delle sostanze chimiche il Burana, il Reno e il Po di Volano. Preoccupazione per il futuro di alcuni insetti, come le api

3 MINUTI DI LETTURA





FERRARA. Gli anni del Ddt sono lontani. Ma ancora oggi si usano troppe sostanze chimiche nei campi, pericolose per la salute. Persino pesticidi messi al bando decine di anni fa. Il problema riguarda anche le città, dove i comuni «sono sordi» e utilizzano diserbanti e fitofarmaci a mani basse in giardini, parchi pubblici e per la manutenzione del verde ai bordi delle strade. A farne le spese non solo la salute delle persone ma anche quella di insetti importanti come le api, per le quali è dannoso persino il trattamento contro le zanzare adulte.
A chiedere dunque un giro di vite è Legambiente Emilia-Romagna, che ha realizzato un dossier sull'uso dei pesticidi in regione.

Dalle analisi sono stati rilevati 65 diversi principi chimici, spesso trovati negli stessi punti contemporaneamente (anche 32 sostanze in una volta). Nell'80% dei punti monitorati è stata riscontrata la presenza di pesticidi, così come nel 60% dei prelievi fatti sulle acque superficiali (in crescita rispetto al 2012).
Stando alle analisi di Legambiente, i problemi maggiori sull'uso abbondante di pesticidi riguardano le province di Modena e Ferrara, in particolare il bacino del Secchia e quello della Burana. Ma gli ambientalisti parlano di anomalie anche nel territorio del Po di volano, nel bacino del Reno e nella zona dell'Uso a Rimini.
Tra le varie sostanze, Legambiente ha trovato anche pesticidi vietati da tempo. Come l'imidacloprid, sospeso dal 2008 perchè tra i responsabili dell'allarmante moria di api in questi anni, ma tuttora il pesticida rilevato nel maggior numero di prelievi (42%). Molto usato è anche il glifosato, il diserbante che l'Oms considera cancerogeno, al centro del dibattito europeo perchè trovato in diverse marche di birra tedesca, il quale però ad oggi non è monitorato in italia.

Secondo alcuni studi scientifici, riferisce Legambiente, i pesticidi possono provocare danni all'apparato endocrino ed essere legati a malattie degenerative, come il morbo di Parkinson, scvrive l'agenzia Dire. Inoltre «non si sa che conseguenze possa avere l'effetto cocktail», ovvero la presenza contemporanea di più sostanze, sull'organismo. Il più delle volte non sono stati registrati superamenti dei limiti di legge (anche se per molte sostanze non sono previsti tetti). Legambiente ha però rilevato picchi di concentrazione molto elevati, ben oltre le soglie previste, in determinati periodi dell'anno (tra marzo e maggio). Il dossier è stato presentato oggi in conferenza stampa dal presidente regionale di legambiente, Lorenzo Frattini, insieme al numero due di Conapi, Giorgio Baracani.
«Per le api le cose non vanno bene - avverte Baracani - nel 2015 abbiamo avuto una discreta produzione, ma è mancato il miele estivo. Ormai trovare un posto dove fare miele senza avvelenare le api è quasi un terno al lotto. Non c'è nessun controllo e le aziende agricole hanno tagliato le buone pratiche: siamo tornati indietro di 40 anni».

Per questo Legambiente invoca da comuni e regione un giro di vite. «Servono politiche forti sull'uso della chimica», manda a dire Frattini, come ad esempio «bandire le sostanze più dannose» e arrivare alla «completa eliminazione dei diserbanti». Inoltre, l'associazione chiede di istituire «un report annuale per tenere monitorata la condizione delle acque e l'uso agricolo dei pesticidi».
La regione può agire tramite il psr, ma anche i comuni possono fare molto, non usando più certe sostanze nei parchi pubblici. «Nel 2014 abbiamo inviato una lettera, alla quale però nessuno ha mai risposto», lamenta Frattini.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google