"Vivar in condominio" ha 40 anni, tributo a Finetti
Il 31 marzo omaggio-show al più grande cantautore ferrarese, con la sua canzone più nota
di Marcello Pulidori
FERRARA. Tanti auguri Alfio. Questo 2016 non poteva non essere l’anno giusto per tributare un omaggio ad un grande artista del nostro dialetto e della nostra cultura. Alfio Finetti non compie gli anni (ne compirà 83 il prossimo 14 novembre, lui, nato ad Ambrogio di Copparo nel 1933), ma in questo (per ben altre ragioni, dannato) 2016, compie 40 anni (1976-2016) il suo capolavoro, quel Al condomìnio (una canzone scritta in mezzora) che un giorno resterà come restano i testamenti. Tanto che festeggiare i 40 anni di questa canzone-poesia equivale, inevitabilmente, inesorabilmente, a festeggiare Alfio. La Nuova Ferrara non poteva mancare a questo appuntamento. Diciamo anche che Alfio non ha certo bisogno delle nostre parole per essere celebrato, e che più e meglio di noi sapranno fare i suoi amici, sua figlia, i suoi orchestrali che gli dedicheranno un tributo speciale, Alfio vivo, il 31 marzo alle 21 al Teatro San Benedetto di Ferrara, con tanto di patrocinio del Comune.
Sergio Rossoni, suo grande amico nonché ideatore-regista del tributo, ha colto come meglio non si poteva il senso di questa serata: «Parlare di Alfio e dedicargli, in vita, uno spettacolo sarà come parlare di storia: Alfio è come il Castello, le Mura, viale Cavour o Bassani». Con Sergio, poi, tutti gli altri grandi amici di Alfio: Giovanni Intelisano, Moreno Biavati, Laura Caniati, Guglielmo Fioravanti, Maurizio Musacchi, Valentina Piccinini, e altri. E non è certo una iperbole suggerita da un velo di tristezza (Alfio sta bene a livello organico, ma fatica a ricordare, fatica a riconoscere gli amici. Sempre seguito, come un’ombra, dalla figlia Rita, nella foto a destra mentre posa davanti alla locandina che annuncia l’evento del 31 marzo prossimo. La sua memoria lo ha tradito, singolare destino per colui che sarà un giorno ricordato come la memoria di Ferrara e delle sue tradizioni. Una condizione che lo accomuna ad un altro grande ferrarese, Michelangelo Antonioni, scomparso nel 2007, al quale una malattia aveva tolto la capacità di comunicare, proprio a lui che fu il regista della incomunicabilità) affermare che Alfio Finetti è uno degli ultimi giganti di Ferrara, un tipo di cantautore che non sembra possa, un giorno, tornare ad esistere, visto che le sue canzoni in dialetto, rigoroso dialetto, riuniscono almeno due elementi molto difficili da conciliare nel mondo di oggi, e cioè una smisurata popolarità a Ferrara e nella sua provincia, e al tempo stesso una piena ammirazione da parte di importanti istituzioni musicali.
Raccontava l’altra sera Rita che alcuni anni fa una importante casa discografica chiese ad Alfio Finetti di poter incidere i suoi testi e le sue musiche, ma in italiano e non più in dialetto. Figuriamoci. Come chiedere ad un soldato di cancellare le sue ferite, il suo onore. Finetti declinò l’invito. Un altro aspetto dell’opera di Finetti è la sua stessa vita: nato in un piccolo paese vicino a Copparo, si è ben presto fatto conoscere a Ferrara e oggi sono ancora in molti, giovani e meno, a ricordare le sue strofe. Ridendo di una comicità pulita, mai “spinta”, mai “sporca”, priva di parolacce, le stesse di cui invece si nutrono alcuni comici che oggi vanno per la maggiore. E dire che Alfio Finetti a 26 anni venne assunto come fattorino alla Cassa di Risparmio di Ferrara, sede centrale. Decise poi di iscriversi alle scuole serali per diventare ragioniere. Così il ragionier Finetti ebbe poi un incarico alle casse.
Ma sono anche altri i traguardi raggiunti da Alfio: attivo da 50 anni, la sua produzione è costituita interamente di canzoni dialettali, talvolta con l'aggiunta di parti di testo in inglese. Lo stile musicale è essenzialmente blues con forti influenze del "liscio" tipico delle province emiliano-romagnole. Alfio ha all’attivo oltre 130 canzoni e 18 lp. È diventato noto all'inizio degli anni '70, quando le sue canzoni furono incise dalla casa discografica Ricordi. Un suo brano è stato adottato come inno ufficiale della Spal. Ha composto un musical in lingua italiana dal titolo “Passeggiando nel 2500 e rotti”, con scene realizzate dal 3 volte Premio Oscar, Carlo Rambaldi. È autore di alcuni libri, tra cui raccolte di poesie. Il successo di Alfio Finetti, nonostante l'impronta fortemente locale che deriva dalla scelta linguistica, è dovuto in gran parte alla verve comica, vera, genuina, autentica, espressa dai testi. Speriamo che, in qualche modo e a modo suo, Alfio riesca a venire a sapere di questo scherzo vero che i suoi tanti amici gli stanno preparando. Che bello che sarebbe.
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