La Nuova Ferrara

Ferrara

la sentenza

«La ditta non ha eliminato quegli odori molesti»

Le motivazioni della Corte d’Appello che ha condannato l’ad dell’azienda ribaltando agli effetti civili la sentenza per le emissioni della fonderia di Vaccolino

3 MINUTI DI LETTURA





VACCOLINO. L’azienda non ha adottato i correttivi per eliminare gli odori molesti. È chiara la motivazione della sentenza con cui la Corte di Appello di Bologna, sezione III, ha riformato la sentenza del Tribunale di Ferrara e ha condannato in sede civile Bruno Marfisi, amministratore delegato della Evomek, già TFC Galileo di Vaccolino, la Corte ha «accertato che i correttivi adottati dall’azienda (abbattitori di fumi, utilizzo di anime cave di resina fenolica e, a partire dal 2012, anime del tutto prive di resina) non hanno eliminato gli odori molesti». Lo ribadiscono gli avvocati Carmelo Marcello e Claudio Maruzzi, che in questi anni hanno assistito Gianni Tarroni, Mirella Zampolli, Filippo Ciribolla, Paola Peretti e Simone Piva nella loro battaglia contro le emissioni moleste della fonderia.

«I nostri assistiti - evidenziano i due legali - hanno avuto ragione a credere nella giustizia, proponendo appello contro la sentenza del Tribunale di Ferrara che il 13 ottobre 2014 assolveva Marfisi Bruno, amministratore delegato e Di Loreto Romeo, procuratore speciale della Evomek, già TFC Galileo di Vaccolino, accusati di avere immesso in atmosfera gas-vapori-fumi maleodoranti, atti a molestare le persone residenti nel nucleo abitativo di Vaccolino, posto nelle vicinanze della Strada Provinciale n. 114, sede del complesso industriale, dal gennaio 2011 all'aprile 2013». Il Tribunale aveva assolto gli imputati nonostante che il fatto materiale fosse «stato accertato al di là di ogni ragionevole dubbio tramite le prove testimoniali raccolte» e nostante gli odori molesti «fossero stati ritenuti dal Tribunale “penalmente rilevanti in quanto senza dubbio non tollerabili dalla popolazione”».

Ma la Corte di Appello di Bologna, evidenziano i due legali «ha riformato la sentenza, condannando agli effetti civili (la Procura non aveva proposto appello contro l’assoluzione) Bruno Marfisi, responsabile di non avere impedito le immissioni moleste che hanno creato molta sofferenza nei nostri assistiti, comprovata anche da consulenza tecnica disposta in ambito di investigazioni difensive». L’imputato è stato inoltre condannato al risarcimento del danno quantificato in tremila euro per ciascuna parte civile e alla rifusione delle spese legali.

E gli avvocati Marcello e Maruzzi spiegano come sia emerso «per stessa ammissione di un dipendente dell’azienda che, sin dal 2005, le emissioni odorigene erano estremamente reattive per l'olfatto umano e tali da provocare odore intenso, anche se presenti in concentrazioni minime. La società, in sostanza, avrebbe avuto tutte le possibilità di eliminare le immissioni moleste, adottando le migliori tecnologie disponibili nel processo produttivo e la mancata adozione delle stesse era motivato essenzialmente da un problema di costi».

È fondamentale «che nel mondo dell’industria si formi una vera coscienza della sicurezza ambientale e sanitaria, per evitare che il cittadino sia costretto a rivolgersi all’autorità giudiziaria, come hanno avuto il coraggio di fare i nostri assistiti, per tutelare il proprio diritto a vivere in un ambiente salubre. Non basta il rispetto formale dei limiti emissivi per non provocare disagi e sofferenze nelle persone che vivono nelle vicinanze delle fonti inquinanti, disagi e sofferenze a lungo patiti e documentati dai nostri assistiti, che hanno chiesto in passato e chiedono ancora oggi di poter vivere in condizioni ambientali normali e che continueranno a monitorare la situazione, come hanno sempre fatto».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google