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«La commissione non sarà convocata»

«La commissione non sarà convocata»

La dura posizione di Marco Fabbri: è necessario rispettare il mio ruolo e quello del consiglio comunale

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COMACCHIO. «Il gravissimo episodio di qualche giorno fa rischia di far perdere, per sempre, pezzi di una progettualità condivisa da tutti, perlomeno nel merito anche se non nella scansione temporale, in sede di Commissione Sanità». Con un lungo intervento, il sindaco di Comacchio Marco Fabbri interviene dopo l’ennesima protesta da parte della Consulta che ha nuovamente impedito l’ingresso dei pediatri in ospedale. «Il consiglio comunale nel dicembre 2015 si è espresso difformemente non sul merito del progetto discusso in sede di commissione sanità, bensì sull’opportunità di avviare il percorso con due differenti velocità: quella della parte pubblica, comprendente circa l’80% del progetto (pediatria di gruppo, igiene pubblica, riabilitazione…) da avviare immediatamente, mentre per il restante 20%, in assenza di proposte mature, si è mostrato disponibile a valutare progettualità private, fatta salva poi la necessità che la Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria deliberi positivamente in tal senso. Su quest’ultima parte fin dal 2012 sono state bocciate dalla Regione e dall’Azienda Usl ipotesi di “convenzioni” in favore di privati». «La Commissione Speciale Sanità di monitoraggio è nata per supportare le Istituzioni locali (e non sostituire) nel monitoraggio degli accordi del 2001 e del 2006 che hanno visto di fatto la riconversione del San Camillo da Ospedale a struttura sanitaria - va avanti Fabbri - per fare spazio a scelte politiche, a mio avviso disastrose, come quella di Valle Oppio e di Cona. Ora, seppur la Regione abbia fatto carta straccia di quegli accordi, così come riconosciuto anche dalla Consulta Popolare, e dunque la finalità con cui è stata concepita sia cessata, abbiamo deciso di mantenere quella commissione consultiva composta da una decina di Associazioni del territorio e abbiamo continuato ad ascoltare le proposte, nonostante quel luogo di confronto sia poi divenuto una sorta di sfogatoio in cui polemizzare, accusare e insultare l’amministrazione». Ora, «anche rispetto alle famose progettualità private, la Consulta Popolare ha deciso, per mesi, di non riconoscere il ruolo della Commissione Sanità, del sindaco e dell'intero consiglio comunale, avviando un dialogo diretto con l'Azienda Usl e pensando di trovare soluzioni rivelatesi in seguito non percorribili». Detto questo, «qualche settimana fa, dopo mesi di "segreti e reticenze" da parte della stessa Consulta Popolare San Camillo, finalmente sono stati resi pubblici i riferimenti dei misteriosi privati potenzialmente interessati alla struttura sanitaria di Comacchio. A seguito della “rivelazione”, nei giorni scorsi, ho avuto il piacere di incontrare gli stessi in una delle loro sedi operative. Tra questi, un professionista che avevo già avuto modo di conoscere e incontrare più volte, già a partire dal 2012, anche alla presenza della precedente dirigenza Ausl. Mi sono state illustrate le diverse e meritevoli attività che questi soggetti svolgono sul territorio regionale ed extraregionale, ed è stato poi affrontato il tema del loro ipotetico coinvolgimento nel San Camillo, momento nel quale, chiedendo se avessero già elaborato progettualità o studi di fattibilità, mi è stato risposto che no, nulla è stato fatto in tal senso, quindi ad oggi, i privati interessati al 20% del San Camillo non hanno una bozza di progetto, nulla. Tutto ciò perché un loro coinvolgimento in attività specialistiche è subordinato per la necessaria sostenibilità economica dell'operazione all'ottenimento di un convenzionamento con l'Azienda Usl». Com’è noto, una struttura privata è riconosciuta "convenzionata" ed accreditata dal SSN, e dunque il cittadino può usufruire di prestazioni (ambulatoriali, diagnostiche, chirurgiche, ecc) pagando soltanto il relativo ticket, quindi lo stesso costo che sosterrebbe presso una struttura pubblica, soltanto se il servizio sanitario regionale attiva delle convenzioni con cui compra e retribuisce delle prestazioni dal privato, prestazioni che dovrebbe erogare come servizio pubblico. Attualmente tale previsione non è attuabile, nonostante il voto contrario sul piano del sindaco di Comacchio, che in quel consesso ha a disposizione, ovviamente, un solo voto. Infatti, per dare attuazione, anche solo alla verifica della fattibilità, è necessario un indirizzo ben preciso della Commissione Territoriale Sociale Sanitaria composta dai 24 sindaci della Provincia, nonché un avvallo favorevole da parte dell'Ausl e della Regione.

«Per le ragione addotte, in un clima per altro pesante in cui non vi è riconoscimento e rispetto dei ruoli del sindaco e del consiglio comunale sono dunque a comunicare che la convocazione della Commissione Sanitaria Comunale verrà procrastinata e dunque le attività rimarranno sospese fino a che le decisioni prese dal consiglio comunale troveranno piena applicazione nella completa realizzazione della parte pubblica della Casa della Salute di Comacchio, fatta salva eventuale diversa successiva determinazione dell'organo consiliare».

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