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Case, azioni e terreni degli ex vertici Carife

Case, azioni e terreni degli ex vertici Carife

A Manuzzi fa capo l’impero ceramico di famiglia, molte proprietà per Lenzi Meno patrimonio per Murolo, Forin e Santini. Ma gli ‘indigenti’ non ci sono

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Tocca ai giudici civili, ed eventualmente anche penali, decidere se gli ex amministratori hanno responsabilità nel dissesto di Carife e se i risparmiatori azzerati, oltre alla nuova banca e agli istituti che hanno anticipato i soldi del salvataggio, hanno diritto di chiedere loro dei risarcimenti. Già ora, però, si può rimarcare come anche in questo caso la vicenda Carife si differenzi da quella delle altre banche azzerate, a partire da Etruria: i patrimoni sui quali le azioni di responsabilità possono cercare di rivalersi sono consistenti e intatti. Non si verifica insomma a Ferrara quanto sembra essere successo ad Arezzo, dove l’associazione Vittime del salvabanche ha denunciato la condizione di “indigenza” di diversi ex amministratori di Etruria, scatenando un vespaio di polemiche. È infatti sufficiente ripetere le stesse ricerche svolte ad Arezzo, cioè il possesso di partecipazioni societarie, di case e terreni, sui nominativi di alcuni dei 31 ex amministratori di Carife chiamati in causa dagli ex commissari, per ricavare risultati che superano abbondantemente i 100 milioni richiesti nell’azione di responsabilità. Nè si registrano movimenti particolari in questi perimetri patrimoniali, da molti anni a questa parte.

Certo i risultati sono molto differenti a seconda dei nominativi sui quali si svolge la ricerca, perché tra gli ex amministratori Carife c’erano figure variegate: accanto ai proprietari terrieri e agli industriali, magari eredi di autentiche dinastie imprenditoriali, lavoravano funzionari o dirigenti di carriera, sia pure molto noti in città. È il caso dell’accoppiata che ha retto la banca negli anni ruggenti, cioè Alfredo Santini, presidente nel decennio prima dell’espansione e poi del primo rosso di bilancio, e del suo direttore Gennaro Murolo. Santini veniva da una carriera da funzionario della Camera di commercio, e non risulta mai stato azionista significativo di aziende, mentre al Catasto si trova la sola titolarità dell’abitazione di via Pacinotti. L’ex direttore, invece, è stato azionista della Cassa di Risparmio di Mirandola fino al 2002, ha tuttora una piccola partecipazione in una società immobiliare di Mirandola (valore nominale poche migliaia di euro) e una quota in una piccola srl. Quanto a immobili, oltre alla casa signorile di Mirandola, Murolo risulta proprietario per metà di una villetta a Moniga del Garda e di un villino a Pievepelago.

L’ex direttore dell’era pre-commissariale, Daniele Forin, risulta titolare della sola abitazione di Alassio.

Più consistenti le proprietà del tandem alla guida della banca al momento del commissariamento, formato da due imprenditori. Sergio Lenzi, l’ex presidente, agricoltore e figura di spicco di Confagricoltura, è proprietario con quote varie assieme ai famigliari, di almeno una decina di immobili ad uso abitativo e commerciale tra Ferrara, Sant’Agostino (la famiglia è una delle più importanti dell’Alto Ferrarese), Cento e il litorale. Lenzi ha poi quote nella Cerealicola San Carlo e una quarantina di ettari tra seminativo e frutteto.

Più articolato il perimetro patrimoniale di Ennio Manuzzi, il principale azionista privato della banca della quale è stato vicepresidente, ed erede assieme al fratello Mauro dell’impero industriale di famiglia, imperniato sulla Ceramica Sant’Agostino. La “cassaforte” di famiglia, la Fima, che dal 1997 fa riferimento per metà (2% proprietà, 48% usufrutto) ad Ennio, ha in pancia la quasi totalità delle azioni della stessa Ceramica (9,9 milioni di solo valore nominale), dell’altra azienda ceramica Coem (oltre 10 milioni di nominale) e dell’immobiliare Imap di corso Ercole d’Este (terreni in conto vendita per 2 milioni a bilancio). Manuzzi è proprietario per il 50% di Mem srl (gestione e conduzione di beni immobili), nel cui bilancio sono iscritti 7,3 milioni tra terreni e fabbricati, e sempre con la stessa quota della Società agricola Leonina e dell’Agricola Tef (1,1 milioni di capitale sociale). Per quanto riguarda le partecipazioni storiche, Manuzzi era titolare dell’1,66% (valore nominale 510mila euro) di Banca di Treviso, venduta da Carife con un’operazione al vaglio dell’autorità giudiziaria, e cancellata per fusione il 30 settembre 2015.

Allo stesso Ennio Manuzzi fanno capo anche quote importanti di abitazioni, palazzi e villette di Ferrara e Lido Spina.

Questa foto, scattata nei giorni scorsi, è incompleta, in quanto non comprende le azioni di spa a capitale molto diffuso, nè la liquidità. Diversi altri ex amministratori Carife sono, peraltro, altrettanto forti patrimonialmente. Di certo l’azione di responsabilità non è “morta” in partenza.

Stefano Ciervo

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