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«Non dimentichiamo il referendum sulle trivellazioni»

«Non dimentichiamo il referendum sulle trivellazioni»

L’appello di un gruppo di cittadini centesi per il sì allo stop Già in programma alcune iniziative in città e sul territorio

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CENTO. Avanti con la campagna elettorale per le comunali, ma senza dimenticare il referendum sulle trivellazioni. È l'appello lanciato da un gruppo di cittadini, che si mobilitano «per rompere il silenzio, informare e chiedere di votare sì», al referendum del 17 aprile, proposto da 9 Regioni italiane, che deciderà sulla durata delle concessioni per le trivellazioni marine per idrocarburi (gas e petrolio) entro le 12 miglia dalla costa.

A intervenire sono Edoardo Accorsi, Vito Salatiello, Agnese Cerritelli, Ruggero Borghi, Ciro Erculanese, Nicola Neri, Federica Zarillo e Filippo Carturan. Il tema del referendum, evidenziano con una nota, «così importante e, al tempo stesso, tanto ignorato, non ha trovato l'interesse dei partiti politici e dei movimenti locali, impegnati soprattutto a guadagnare spazi per le prossime elezioni amministrative di Cento». Ed è proprio per sollevare l'attenzione che il gruppo si mobiliterà «per fare sì che il 17 aprile ci si rechi a votare e a votare sì».

Già nei prossimi giorni, il gruppo sarà promotore di alcune iniziative di volantinaggio, a scopo informativo. Obiettivo: «Invitare al voto e per spingere il governo, qualunque sia l'esito della consultazione, ad affrontare comunque e senza indugi il tema non rinviabile della transizione energetica verso le rinnovabili. Se il referendum ottenesse il quorum (ovvero, votasse la maggioranza degli aventi diritto) e se prevarrà il sì, le concessioni non verranno rinnovate e scadranno entro i prossimi 5/10 anni. Se restasse l'attuale legge, le aziende degli idrocarburi (che pagano allo Stato italiano una percentuale del 7 per cento sui loro guadagni, la più bassa d'Europa) potrebbero proseguire le estrazioni fino a esaurimento dei giacimenti. Attualmente, il petrolio estratto entro le 12 miglia marine copre l'1 per cento del fabbisogno nazionale. Il gas estratto è pari al 2,2 per cento del consumo nazionale. Cifre basse che non giustificano i rischi che l'estrazione di idrocarburi fa correre ai nostri mari e alle coste. Un pericolo per ambiente, pesca, turismo, e per la nostra stessa economia».

E di fronte al tema sollevato dai sindacati sul fatto che sarebbero a rischio circa 6mila posti di lavoro, i promotori centesi dell’appello per il sì al referendum evidenziano che «c'è tempo per trovare alternative e impiegare quegli addetti in altre attività. L’ambiente del resto, è un patrimonio da difendere e riqualificare. Non possiamo piegarci a pure logiche di mercato». (b.b.)

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