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Omicidio stradale, la battaglia ferrarese

Omicidio stradale, la battaglia ferrarese

Sanzioni più gravi con la nuova legge. La vedova Anna Barbieri: dopo la morte di mio marito anni di lotta e un risultato utile

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«E’ una legge importantissima. Da ora in poi chi si mette alla guida ci penserà due volte prima di passare col rosso o di bere, drogarsi e sedersi al volante. Devo anche dire, però, che non è stata una legge regalata. Se fosse arrivata prima sarebbe stato versato meno sangue sulle strade». Anna Barbieri, anestesista del Sant’Anna, perse il marito Cormac Page, insegnante di 53 anni, il 14 marzo del 2007, quando l’auto condotta da un trentatreenne di Ferrara lo tamponò sulla Ferrara-Mare, a Corte Centrale, uccidendolo. Il conducente del veicolo che provocò l’incidente fu ricoverato in ospedale. In superstrada, dove vige un limite di 90 km orari, viaggiava ad oltre 130 km l’ora, nel sangue aveva un tasso di alcol superiore di sei volte al limite ammesso.

Nel corso del processo di primo grado, che si svolse a Ferrara, gli fu negata la possibilità di accedere al patteggiamento e al rito abbreviato, soluzioni processuali che gli avrebbero garantito uno sconto di pena. L’imputato fu condannato a quattro anni di reclusione e la pena fu più severa di quelle che in genere venivano inflitte sulla base della vecchia normativa. Il caso ebbe un risalto nazionale e contribuì a far conoscere meglio l’attività dell’Associazione italiana familiari vittime della strada (Aifvs) di cui Anna Barbieri è referente per la provincia di Ferrara. La nuova normativa, da poco entrata in vigore, ha appesantito le vecchie sanzioni, e la sua applicazione ha già portato al primo arresto per omicidio stradale, a Napoli.

Anna Barbieri ha combattuto assieme al sodalizio nazionale di cui è responsabile per Ferrara una lunga battaglia per fare approvare la legge 41/2016, pubblicata dalla Gazzetta Ufficiale la scorsa settimana.

«Ci sono voluti dieci anni di lotta per ottenere questo risultato – ricorda Anna Barbieri – Abbiamo sostenuto con le unghie e con i denti un progetto di legge che aveva un taglio molto simile al provvedimento da poco approvato dal parlamento. Ma a motivarci non è stata la vendetta. Noi, assieme alla presidente Giuseppa Cassaniti Matrojeni, non vogliamo più gente in carcere ma meno persone che muoiono a causa di incidenti che avvengono sulla strada. La nuova normativa consentirà – speriamo – di prevenire i comportamenti più a rischio perché per chi ignora le regole è previsto l’arresto: presterà quindi più attenzione alla guida dell’auto e di qualsiasi altro mezzo».

Ma le pene, che per i casi più gravi possono superare i dieci anni di carcere, da sole non bastano. «Non bisogna dimenticare che ad applicare le pene sono i giudici – commenta la referente dell’Aifvs – e se si applica il minimo edittale accompagnato, magari, dalle attenuanti ecco che una legge utilissima come questa sarà depotenziata e perderà il suo effetto deterrente». (gi.ca.)

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