«Pensioni da cambiare In piazza con i giovani»
Sabato 2 aprile a Ferrara la manifestazione nazionale di Cgil, Cisl e Uil «Per la riforma devono battersi anche i ragazzi senza lavoro e i precari»
Cambiare il sistema pensionistico non significa solo rivalutare le pensioni, ma dare maggiori opportunità ai giovani di entrare nel mondo del lavoro. La flessibilità, la necessità di valutare ai fini pensionistici diversamente i lavori manuali da quelli intellettuali, la possibilità di godere un domani di pensioni dignitose: saranno questi i temi al centro della manifestazione nazionale indetta unitariamente da Cgil, Cisl, Uil, sabato 2 aprile, preceduta da un corteo che partirà da piazza Travaglio alle 9,30 per arrivare in piazzetta San Nicolò alle 10,30; Giorgio Graziani terrà l'intervento conclusivo. Obiettivo degli organizzatori è che partecipino anche molti giovani, precari o in cerca di lavoro, oltre a pensionati e a chi sta per congedarsi dalla vita lavorativa. Il tema previdenziale riguarda infatti tutti, l'intera economia del paese, e occorre un patto tra anziani e giovani. Al centro, sono coinvolti soprattutto i precari, i giovani che hanno svolto o svolgono lavori saltuari o, che pur avendo una scolarizzazione alta, non percepiscono una retribuzione adeguata.
Questo quanto emerso ieri nel corso di una conferenza stampa, per spiegare le motivazioni della manifestazione di sabato prossimo. «Il sistema pensionistico serve a supportare l'individuo in maniera dignitosa alla fine del suo percorso lavorativo. Oggi chi ha la pensione minima, percepisce 448 euro al mese;è dignitoso?Cambiare le pensioni significa dare lavoro ai giovani. Il blocco del turn over in atto sta infatti bloccando l'ingresso dei ragazzi nel lavoro. E' necessario un ripensamento del sistema, alla luce anche dei cambiamenti avvenuti nel lavoro, con la presenza di lavoratori saltuari, una popolazione impiegata con la fascia d'età alta che fa da tappo all'ingresso dei giovani, una disoccupazione giovanile al 40%, a fronte di una maggiore scolarizzazione e di un basso reddito» spiega Cristiano Zagatti, segreteria Cgil. E' necessario ripristinare la flessibilità, a partire dall'età minima di 62 anni, o con la possibilità di integrare età e contributi. Si sottolinea anche la disparità di genere, per cui a parità di mansioni la donna è retribuita meno dell'uomo. E' importante "riconoscere il lavoro di cura che la donna svolge", continua Zagatti, "oltre alla diversità tra lavori più e meno faticosi. Questa vertenza è l'inizio di un percorso, in cui deve esserci anche una responsabilità del governo".Gli stessi temi sono proposti da Paolo Baiamonte (Cisl): «Se lo stesso Tito Boeri, presidente dell'Inps, ha definito folle questo sistema pensionistico, vuol dire che è necessario cambiare». Massimo Zanirato (Uil), evidenzia che «parlare di pensioni significa dare più opportunità ai giovani. La flessibilità in uscita mira proprio a questo, mentre il governo sta penalizzando i giovani. Se si andrà in pensione con il sistema contributivo, le pensioni saranno da fame. Le risorse per cambiare ci sono. Solo il blocco delle pensioni ha fatto incassare allo Stato 18 miliardi. Questo paese deve decidere quali sono le sue priorità. E' stata fatta un'operazione pessima; con il sistema contributivo si andrà in pensione con pensioni da fame, che non assomigliano alla minima di oggi. L'attuale tassazione sulle pensioni è del 20%, contro una media europea dell'11%. L'auspicio è che in piazza ci siano anche i giovani».
Veronica Capucci
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