La Nuova Ferrara

Ferrara

il degrado

«Sporcano e rovinano tutto, non se ne può più»

«Sporcano e rovinano tutto, non se ne può più»

Ferrara, i commercianti di piazzale Stazione tra rabbia e impotenza. «Questo portico è diventato un vespasiano. Regna l’inciviltà»

3 MINUTI DI LETTURA





FERRARA. Paura, rabbia, impotenza, voglia di ribellarsi mista a rassegnazione, perché ci si trova di fronte ad una situazione che sembra senza via d'uscita. Sono questi i pensieri, i sentimenti, gli stati d’animo in particolare di chi ha un'attività commerciale nel piazzale della Stazione o nella vicina piazzetta Castellina. I titolari dei negozi (e con loro i residenti) hanno esaurito le parole per descrivere il degrado che imperversa nella zona di fronte alla stazione ferroviaria. In questo periodo soffrono particolarmente le attività che si trovano sotto le impalcature che impacchettano un palazzo da restaurare: il porticato così protetto è stato scambiato per un cesso-discarica che viene utilizzato per urinare, vomitare per seminare immondizie, bottiglie...

Iniziamo da "Equipe Modugno" il negozio di barbiere di Marco Bertazzini e Wainer Gilli che hanno davanti alla loro vetrina, una vera e propria latrina a cielo aperto. «Grazie all'accoglienza che abbiamo riservato agli extracomunitari - dichiarano - questi portici si sono trasformati in un vespasiano pubblico dove a tutte le ore del giorno e della sera , senza ritegno vengono a fare i loro bisogni. L'odore che si avverte nell'aria è, insieme alle macchie sul selciato, la prova innegabile di quanto accade regolarmente. E non ci possiamo fare niente perché se chiamiamo i carabinieri ci rispondono che non possono intervenire, se li sgridiamo, ribattono in malo modo, arrivando anche a minacciarci. Dicono “facciamo quello che vogliamo tanto non ci fanno nulla“. Ogni altro commento è meglio tacerlo perché altrimenti arriveremmo ad essere noi volgari». Quello che aggiungono e si può ripetere, è che nessuno di questi individui che si ritrova quotidianamente nei paraggi cerca un lavoro in quanto dopo le 17 una parte si dedica allo spaccio, un'altra a favorire la prostituzione e la maggior parte infine si ubriaca.

Con il barbiere confina la rivendita di giornali di Massimiliano Pondana che ha due saracinesche dell'edicola sempre chiuse perché bloccate da immondizie e urina. «Abbiamo fatto petizioni a raffica - dichiara - e raccolte di firme ma non c'è stato alcun riscontro da parte delle autorità competenti».

Di fianco c'è la merceria di Antonella Petrucci, aperta da suo suocero nel 1968. «Le cose sono peggiorate da quando non ci sono più le corriere - commenta - poi la droga e la prostituzione hanno fatto il resto. Ora regna l'inciviltà, la maleducazione e la prepotenza, perché non puoi fare loro un'osservazione che ti rispondono male e dicono ironicamente: “ce l'hai tu il permesso di soggiorno ?!“. Sono sempre in gruppo e così si fanno forza. L'altro giorno hanno spintonato una signora che era in bicicletta e per poco non cadeva; una ragazza che era diretta alla stazione con la sua valigia ha chiesto a mio figlio se l'accompagnava perché aveva paura a passare in mezzo a loro. Oltre agli stranieri ci sono anche gli italiani; sono quei giovani con i cani che bivaccano qui sotto i portici e così la gente evita di passare di qui e naturalmente anche la mia attività ne risente».

Ci spostiamo di una decina di metri ed entriamo nel Lavasecco di Emanuela Natali che apre solo se si suona il campanello. «Siamo abbandonati a noi stessi - dichiara - Se ci fossero più incentivi per un giovane che desiderasse aprire un'attività, forse le cose migliorerebbero. Invece i negozi sono chiusi e regna il degrado. Sono qui da 28 anni, prima era un giardino e ora invece la situazione peggiora sempre di più».

Il più arrabbiato di tutti è Jang Zhaowzi, titolare del Bar Fiorella che non ha più fiducia nella polizia municipale perché per lui dovrebbe essere molto più presente ed intervenire: «Ogni mattina Hera viene a pulire ma alla sera è come se non avesse fatto nulla - ci dice - Ci sono rifiuti ovunque perché vanno nei negozi degli stranieri ed a poco prezzo prendono lattine e bottiglie, bevono e sporcano. Poco tempo fa uno di loro, ubriaco, mi ha rotto la vetrina perché non volevamo più dargli da bere. Non se ne può più».

Margherita Goberti

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google