«Il dormitorio chiude Ora che ne sarà di noi?»
La disperazione di tre donne che non vogliono ridursi a vivere per strada «Per una casa Acer potrebbero volerci mesi, per la toilette andiamo al S.Anna»
«Siamo donne sole, abbandonate. E ora rischiamo di andare a dormire per strada. Ma ci barricheremo dentro, se ci costringono a farlo». È una situazione drammatica, quella che stanno vivendo Mary Tunlep, Donatella Tarroni e Barbara Contatti. Le prime due disoccupate, la terza invalida al 75%. Alle spalle divorzi e separazioni, oltre a difficoltà economiche che hanno portato a sfratti. Da qualche mese sono ospitate al dormitorio notturno di via XX Settembre 98, di proprietà comunale e gestito dalla Caritas. Oggi però, per la struttura da sei posti letto attrezzata per l'emergenza freddo, è l'ultimo giorno di apertura. «Noi dove andremo a quel punto? - si chiedono le tre donne -. Abbiamo fatto tanti giri nel frattempo negli uffici pubblici ma nessuno ci ha dato risposte certe. Domande di casa popolare anche sono state fatte, però i tempi sono lunghissimi. Ci hanno detto di cercare ospitalità da parenti e amici: si sta parlando non di giorni tuttavia, ma di mesi e mesi e non vogliamo pesare. Sono gli assistenti sociali che ci hanno messe in XX Settembre e ora tocca al Comune stabilire cosa fare». Le difficoltà quotidiane sono tante, anche quella di trovare un posto dove fare i propri bisogni: «Il dormitorio è aperto solo di notte e così è capitato anche di dover andare all'ospedale Sant'Anna. Oppure di suonare ai campanelli delle porte per chiedere di poter utilizzare il bagno. Non siamo come gli uomini, cui basta calarsi i pantaloni per strada».
Il terrore è proprio quello: di dormire per strada, cosa del tutto sconsigliabile soprattutto se si è donne. Tra l'altro la Tunlep a febbraio è scampata a un tentativo di aggressione: «Per fortuna sono arrivati i carabinieri e un'ambulanza. Ora c'è una causa in corso davanti al giudice», racconta la donna di origine nigeriana, da 37 anni in Italia, che prima di arrivare in città abitava a Copparo. La Tarroni è di Mesola, mentre la Contatti è proprio di Ferrara. Lei pensa ai suoi tre cani: «Sono la mia unica famiglia - dice -. Negli ultimi tempi li avevo affidati in cessione temporanea al canile comunale di via Gramicia. Gratis il primo mese, poi mi hanno detto che devo pagare 300 euro al mese per le spese vive, ma se ero io a portargli da mangiare? E io ho pure da fare fronte alle cure per la mia invalidità. I cani sono anche usciti malati e sono dovuta andare subito dal veterinario».
Fabio Terminali
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