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«L’imposta di soggiorno non ci sarà»

di Annarita Bova
«L’imposta di soggiorno non ci sarà»

Il sindaco Fabbri: dal Governo nessuna certezza, non possiamo andare avanti. Persi 700mila euro per il nostro turismo

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«No, non possiamo applicarla. E a questo punto dovremo rivedere diverse cose. Purtroppo dal Governo nessuna risposta». La tanto discussa tassa di soggiorno ha visto una brusca frenata e bisognerà aspettare mesi, forse anni, prima di capire come andrà a finire.

Alcune settimane fa il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha trasmesso a diversi Comuni una nota, con la quale chiede di non applicare quest’anno l’imposta di soggiorno. Il sindaco Marco Fabbri torna sulla questione: «In relazione ad uno specifico passaggio inserito nella Legge di Stabilità 2016, recentemente varata dal Governo Renzi, -spiega il sindaco -, che lascia intendere di sospendere questa tassa e in attesa di ulteriori precisazioni da parte dello stesso Governo, si è disposta la sospensione della tassa di soggiorno». «L’applicazione dell’imposta di soggiorno - va avanti Fabbri - nel Comune di Comacchio, prevista con decorrenza 1 aprile 2016, resta pertanto sospesa. I titolari di strutture ricettive non dovranno riscuotere nulla e si resta nel frattempo in attesa del definitivo riscontro ai quesiti posti dall’amministrazione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Ministero delle Finanze».

«Avremmo dovuto incassare 700mila euro - fa presente il primo cittadino - un cifra decisamente importante, che avrebbe permesso investimenti nel settore Turismo di un certo peso. E adesso, dopo Pasqua, abbiamo la certezza che il castello è destinato a crollare. Come possono i Comuni continuare così?».

«La situazione è veramente imbarazzante ed è figlia di un modo di procedere molto approssimativo - tuona la rappresentante della Lega Nord Maura Tomasi - Ma davvero il sindaco pensano di raccontarci l’ennesima favoletta? E noi dovremmo crederci?». E aggiunge, «il nostro sindaco, invece di rivedere tutti i capitoli di spesa e di imporre un risparmio laddove possibile, aveva tentato, nel 2015, di aumentare le tasse con l’introduzione della tassa di soggiorno, colpendo quell’unica attività produttiva del nostro territorio chiamata turismo. Così oggi si ritrovano, anzi ci ritroviamo, con un pugno di mosche in mano e la necessità di tirare fuori quello che non abbiamo. Spero solo che gli imprenditori questa volta non restino zitti. L’imposta di soggiorno non la voleva nessuno, quindi hanno raccontato di casse piene e grandi eventi. Oggi è tutto finito nel pattume. Complimenti, davvero. E che non si dia la colpa al governo perché gli amministratori più lungimiranti non ci sono cascati». Nei prossimi giorni bisognerà capire da che parte tagliare, quali eventi ridurre oppure dove trovare le forze per assicurare la riuscita degli stessi.

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