«La fuga da Carife? Verso grandi banche»
Roncarati (Caricento): da noi pochi clienti, non abbiamo approfittato dei dati. L’istituto centese: solidi e pronti a crescere per essere i primi tra i ‘piccoli’
Un’assemblea Caricento mai così unanime e in sintonia con gli amministratori, peraltro riconfermati quasi per intero, ha ascoltato ieri il nuovo corso della banca centese, avviata a diventare la numero uno a livello provinciale tra gli istituti indipendenti, ma non (solo) attraverso la “cannibalizzazione” di Carife. «Non ci stiamo a passare per chi approfitta delle disgrazie altrui, in modo subdolo. Non abbiamo avuto accesso a dati sensibili di Carife, che quindi non sono stati usati per catturare la loro clientela pregiata - ha tuonato, con toni pacati ma parole pesanti il presidente Carlo Alberto Roncarati - Abbiamo potuto vedere (il riferimento è alla due diligence del 2014, ndr) solo i crediti delle aziende in difficoltà, e la clientela Carife è emigrata da noi solo in parte, con numeri fisiologici. La vera “fuga” è avvenuta dopo novembre e ha avuto altri approdi, le banche sistemiche», cioè i colossi nazionali. Il dato è stato completato dal direttore Ivan Damiano, «dei 4.943 nuovi clienti acquisiti, 1.959 sono della provincia di Ferrara mentre 1.044 sono di Modena: certo, quando si aprono degli spazi, ognuno gioca le sue carte». Al di là della difesa tattica sul passato, la strategia di Caricento dovrà per forza contemplare un rafforzamento nell’area della “cugina” in dissesto, come lasciano intendere le aperture a Comacchio e Porto Garibaldi («per noi è una diversificazione dall’industria meccanica, là ci sono turismo, commercio e agricoltura» ha detto Damiano) e l’imminente inaugurazione di un punto consulenza in corso Giovecca. Del resto aprire una filiale ora costa la metà di cinque anni fa, è il calcolo dei guerciniani, che pensano al concentrare attività specialistiche in alcune filiali madre. Della strategia di espansione, oltre che di comunicazione, fanno parte le 400 sponsorizzazioni, anche in territorio Carife.
La strada scelta da Caricento, come si è intuito dalle fessure aperte sul Piano industriale ancora in redazione, è di cauta espansione in autonomia: «È possibile un discorso di crescita nei prossimi tre anni. Le grandi banche non potranno avere tutto il mercato, e noi vogliamo - ha scandito il direttore - essere i primi tra i secondi». I campioni dei piccoli istituti, insomma, in grado di affrontare le tre sfide rilevate da Damiano (vigilanza Bce incalzante, tecnologia e contesto piatto) senza aggregazioni. Le basi, secondo gli amministratori, sono state poste dagli ultimi bilanci, compreso l’ultimo che pure si è chiuso con utile e dividendo in calo. «Sì, ma guardate come stanno chiudendo altre banche, come Popbari, San Miniato e Rimini» ha rilevato Roncarati, citando perdite da sette zeri in su. E Damiano, dopo aver ricordato la raccomandata ricevuta il 7 dicembre con l’ordine di tirar fuori 3,5 milioni per salvare le quattro banche, ha fatto vedere una slide con due istogrammi diversi: le sofferenze, cioè i crediti malati “terminali”, continuano a crescere, ma dal 2012 le “sofferenze probabili” (ex incagli) calano sempre di più. È un segnale che fa sperare in una ormai imminente inversione di tendenza. Il tutto anche se i dati economici e creditizi mostrano che «l’Emilia Romagna ha subìto la crisi più delle altre regioni, ed è tuttora in difficoltà» hanno evidenziato i vertici di Caricento.
Ad ulteriore riprova che le basi della banca sono solide, il direttore ha squadernato nuovamente i risultati delle simulazioni modello-Bce sulla solvibilità dei prestiti, e degli stress test: «Possiamo dire che il nostro patrimonio è protetto anche da choc estremi di economia e finanza». Sul fronte delle nuove tecnologie, Caricento si mette il fiore all’occhiello delle firma elettronica, mentre il personale, rafforzato da 21 nuove assunzioni, ha dato una mano siglando qualche giorno fa un nuovo contratto integrativo «con un calmieramento che guarda ai giovani» è il riconoscimento di Damiano.
A far tornare tutti sul pezzo, cioè sulla crisi di fiducia che attraversa l’intero sistema bancario, è il prezzo dell’azione Caricento, che nel 2007 aveva toccato un picco attorno a 32 euro. Oggi quella stessa azione vale 18,5 euro e Roncarati non ha saputo offrire ai 600 soci che nell’ultima settimana avrebbero voluto venderle («una minoranza rispetto a oltre 10mila azionisti») una soluzione a breve termine. «L’unica ricetta è ritrovare la fiducia nelle banche - ha sillabato - Abbiamo deciso di non riattivare il fondo riacquisto azioni, privilegiando il bene oggi più importante: il patrimonio». Il dividendo di 7 cent, fanno notare i vertici, è comunque superiore a tasso dei Bot, e il rendimento medio di chi ha investito nell’ultimo aumento di capitale del 2003 resta sul 2%.
Stefano Ciervo
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