«Carcere vivibile ma si deve fare di più»
Radicali, avvocati e garante Ieri all’Arginone. L’appello: «L’ufficio di sorveglianza ha sospeso colloqui con legali e detenuti»
«Non si è mai spenta e non si spegnerà l'attenzione che i Radicali dell'Emilia Romagna pongono sui grandi temi etici e morali riguardanti i cittadini che vivono ai margini della società in quanto carcerati, ammalati o ospiti di qualsiasi struttura»: con queste parole Mario Zamorani, coordinatore di “Pluralismo e dissenso”, ha introdotto ieri mattina ai giornalisti il resoconto della visita effettuata dai Radicali dell'Emilia-Romagna nel carcere di Ferrara così come in altri luoghi di detenzione nelle città capoluogo di provincia in Emilia Romagna. Nelle parole di Zamorani si comprendono i migliorameti evidenziati in questi ultimi anni, merito della dirigenza del carcere di Via Arginone e di un corpo aministrativo sicuramente sensibile alle richieste di modernità proveniente dall'esterno. «La rieducazione - insiste Zamorani - in Italia praticamente non esiste salvo in alcuni sporadici casi. E questo è un danno non solo per chi è carcerato ma soprattutto per chi è fuori e chiede maggiore giustizia e sicurezza. Se portiamo come esempio la Norvegia, paese europeo all'avanguardia nelle attività di reinserimento del detenuto, possiamo notare che la percentuale di recidiva si assesta attorno al 17% mentre in Italia è circa del 70%».
«Questo sta a significare - sottolinea Zamorani - che in un paese che mette nelle condizioni il detenuto di non estranearsi definitivamente dal mondo esterno avrà ancora la concreta possibilità di cambiare stile di vita mentre non potrà farlo in un paese che non ha investito nel futuro». Da qui l’appello alle istituzioni, «alle quali ci rivolgiamo - ha concluso Zamorani - ma anche ai privati affinchè creino quelle condizioni perché i detenuti non vengano abbandonati a loro stessi e si stabiliscano momenti formativi all'interno delle carceri anche culturali ed educativi». Presenti oltre a Mario Zamorani, anche Ilaria Baraldi, consigliera comunale Pd, Pasquale Longobucco, avvocato e Alessandra Palma, presidente Camera penale Ferrara, e anche il Garante per i diritti dei detenuti di Ferrara, Marcello Marighelli.
Nelle parole dei legali della Camera penale, oltre a prendere atto delle condizioni (buone) dei detenuti di Ferrara (circa 330 su una capienza massima che si assesta sulle 270 unità) che pone il carcere della nostra città tra i migliori come vivibilità e programmazione di attività formative volute dalla attuale dirigenza dell’istituto, vi è anche un grido d’allarme. La critica riguarda la gestione della giustizia carceraria: «Ad oggi - sottolineano gli avvocati - la magistratura di sorveglianza ha sospeso, non sappiamo fino a quando, colloqui con avvocati e con detenuti. Non dipende chiaramente da Ferrara ma è causa di carenza di organico degli uffici giudiziari preposti a vagliare richieste di scarcerazione o di affidamento in prova: tutto questo si riflette su gestione dei detenuti, loro aspettative e diritti».
Lauro Casoni
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